Archivi del mese: gennaio 2012

le mie auto (noi siamo ciò che guidiamo)

Anno dell’esame della patente di guida: 1986. Sul documento c’è ancora la foto dell’epoca (impressione!!!). I primi rudimenti, passaggio dalla prima alla seconda, su VW Golf L. Modello color panna, sedili color…. arancione (ad essere gentili). Ricordo ancora le plastiche dell’epoca ed il fatto che non esistessero poggiatesta, climatizzatore (oh my Lord) e cinture di sicurezza.Sul lato destro posteriore, in segno di giovanile rivolta, appiccicai un adesivo con Woodstock (quello di Schultz) appeso ad un palloncino. Scolorì melanconico come i tempi belli della gioventù.

Rimorchiare con la Ritmo bianca diesel di papà? Impossibile (ma papà me la prestava comunque volentieri). L’auto del festante raggiunto benessere (wow, cinque porte) prima che tangentopoli trascinasse tutti nel baratro. Indimenticabili l’accensione delle candelette e le vibrazioni stile trattore, ma con quella toccai i 140 su rettilineo in discesa. Siamo tutti Steve Mc Queen.

La Fiat Uno CS (bianca). Prima ancora che si parlasse di globalizzazione io ero già oltre. Il mio modello era costruito in Brasile. Aveva pure le fascette colorate sullo sportello (gialle e nere). I sedili erano comodi, ma beveva come un dromedario impazzito.

La Fiat Uno (base). Una regressione rispetto ai tempi belli: aveva solo 4 marce, gli interni poveri e nessun accessorio (a parte le cinture di sicurezza e, ah si,…  i poggiatesta). Con quella macchina lì ho fatto l’incidente più spettacolare della mia vita. Distrutta, ciao. Dimenticavo, colore bianco.

Seguì l’epoca felice della Fiat Punto ELX quando l’italiano medio ragionava ancora in lire ed il futuro dell’euro appariva radioso e carico di promesse. Ed anche in questo caso il colore della carrozzeria era bianco.

Poi, parentesi scooteristica interrotta nel 2001 con il ritorno allo straniero: Opel Corsa 1.2 16 v modello elegance. Il lusso del nuovo millennio: la radio, il lettore cd, il clima, i finestrini elettrici, la custodia porta occhiali da sole. Oh Mariiiaaa. I viaggi più belli, dalla Corsica alla Puglia, li ho fatti con lei. Colore bianco!

La famiglia si ingrandisce nel 2006 e con l’arrivo di Bumburella, si passa alla monovolume. Opel Meriva con i sedili che si sdoppiano, abbassano, nascondono, allungano, allargano ecc. ecc. E vai con i passeggini, i pannolini, i giocattolini, i vomitini. Una botta di vita: colore grigio metallizzato.

Ma sto pensando seriamente di passare alla bicicletta.

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150+1

Ieri sera ho terminato “Bella e Perduta” di Lucio Villari. E’ stata una bella e completa passeggiata nel Risorgimento. Adesso mi vado a vedere “Senso” e “Noi credevamo” e poi vi racconto….

lenticchie e cotechino (una piccola lezione di stile)

“Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna (4 gennaio 2012 ndr) un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.

Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.

Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).

La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.

Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.

Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.

D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.”

fascismo a perdere

Sulle scale mobili della metropolitana di Roma è facile imbattersi negli adesivi dei nostalgici del fascismo, con le loro siglette rosse, bianche e nere, gli slogan, i simboletti.   Lo sforzo creativo spesso è notevole (mica è da tutti declinare la croce uncinata in decine di varianti diverse che sembrano, ma non sono proprio una vera e propria croce uncinata), ma il risultato di fondo è un pò deludente. Il richiamo al coraggio, alla vittoria, al pugnare risoluto, al lanciare il cuore oltre l’ostacolo fanno sempre venire in mente quel “ritorneremo” presago di sconfitta dopo che gli inglesi ci avevano ben mazzolati in Africa. E’ , quindi, abbastanza chiaro che nella scelta degli eroi e dei simboli il fascista di oggi (e di ieri) ha già nel proprio codice genetico implicita la sconfitta, poichè è tanto “bello” combattere a mani nude e mostrare il proprio coraggio, ma se il nemico controbatte con la bomba atomica tu sei un fesso  destinato ad un inutile martirio.

Un consiglio, ragazzotti: Benito è morto, datevi pace.

20 sigarette a Nasiriyya

12 novembre 2003. Il tempo passa, caro Max, e presto saranno dieci anni dalla tua scomparsa (sai che alla gente piace fare conto tondo). Ieri sera, chissà perchè, mi sono ritrovato a guardare il film “20 sigarette” di Aureliano Amadei e lì di te c’è proprio un bel ricordo. L’avresti mai detto che saresti finito dentro ad un film? Per fortuna, per strada si è persa tutta la retorica di quel tragico momento. Per fortuna, oggi, ci sono ancora i tuoi  genitori. Che belle persone. E Maria Grazia, è lì con te?

seguito

E’ bello sapere che questo blog ha un “follower” (o seguitore che dir si voglia). Mi spinge a dare un seguito alle mie gesta.

duemilaeddodici

Mentre si festeggiava davanti alla tv, spersi in un paesino d’Abruzzo assediato dalla neve, mentre Carlo Conti faceva il conto alla rovescia e vai col trenino e pepepepè e con tutta la tiritera delle salme musciali e dei ritmi sempre uguali, mentre i piccini devastavano il divano immaginando lotte e super poteri, mentre fuori partivano i petardi e nel freddo della notte bruciava il “focarone” di ciocchi giganteschi… un meteorite collimava la propria traiettoria in direzione Terra.

Buon anno (un par di palle)!