woodstock 1969

Puntuale come la commemorazione della morte di Marilyn (a settembre, invece, ricorderemo, tra i tanti, Lucio Battisti) , ad agosto si riparla del concerto di Woodstock del 1969. All’epoca avevo due anni, e quindi penso di essermi perso qualcosa. Però, poi mi sono rifatto con il film ed ascoltando la musica di quel periodo.  Per cui qualcosa è entrato a far parte del mio immaginario, sia pure di riflesso. Ora se la musica è bella e nonconvenzionale, se i personaggi reali si trasformano in mito (specie se muoiono male come Jimi Hendrix) è come se ti dicessero che non puoi vivere a prescindere del significato di Woodstock 1969: libertà totale ed incondizionata. Un fenomeno scarsamente ripetibile, anche in laboratorio. Comunque, nelle rievocazioni del concertone il passaggio più divertente l’ho trovato su La Repubblica e lo riporto testualmente:

Più curiosa la vicenda di Paul Kantner, leader dei Jefferson Airplane, che ingannò l’attesa della performance (il solito caos organizzativo: la band suonò alle sette di mattina) parlando con un piatto di camembert nel backstage, convinto dall’acido che si trattasse di forme di vita aliene.”

Se non è libertà questa  ….

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