il nome del figl….

A Francesca Archibugi ci voglio bene. Perchè quando uscì, eoni di anni fa, il film “Il grande cocomero”, mi piacque molto assai. Forse ero molto più giovane, forse il gruppo di protagonisti era ben assortito, forse la storia era tutt’altro che banale.  Forse non erano ancora accadute tutte le cose che sono successe dopo. Era un film sociale. Tra “Il grande cocomero” e “Il nome del figl…” corrono giusti giusti 21 anni. E l’Italia di allora non è più quella di oggi. In mezzo ci sono stati venti anni di buio (di rinunce, ruberie e recessione). Francesca Archibugi nel frattempo ha continuato a far parte del rarefatto mondo “radical chic” che appartiene (è appartenuto) ad una “certa sinistra”, dove, ad esempio, il lavoro in fabbrica o la classe operaia non sono contemplati, mentre vanno per la maggiore  i salotti, i lavori “sghici”, le chiacchiere (tante chiacchiere) . Anche ne “Il nome del figl…” si parla tanto. O meglio, si parla soltanto, durante una cena in cui i protagonisti  si massacrano tra loro.  E’ un bel film, non indimenticabile, ove la Archibugi fa passare un’interessante tesi: che il mondo vero, che ha ancora qualcosa da dire, è quello della gente comune, non letterata. La gente esclusa dai salotti buoni, appunto. Una scoperta importante? Utile? Non saprei.

Il sospetto è che la Archibugi abbia fatto questo film perché le hanno regalato un piccolo drone giocattolo con cui svolazzare nel cielo blu …

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