gli autoestinti

Ieri, con alcuni amici (the “strampa”), mi sono divertito, via wuozzapp, a fare la cronaca in diretta della terza serata di S. Remo. Un giochino tra noi fatto di battuttine, faccine e commentini. Bisogna aspettare almeno la terza serata per vedere se gli artisti ingranano, se c’è qualcosa di nuovo sotto il sole oppure no. E’ ovvio che, con S. Remo, di nuovo non c’è mai nulla. E’ un prodotto talmente uguale a sè stesso che chi vi partecipa subisce una sorta di mutazione (o deriva)  che lo trasforma irreparabilmente. E, infatti, anche quest’anno era tutto uguale (avremmo potuto benissimo essere nel 1968, nel 1985 o in un anno X a vostro piacimento). La cosa che un pò mi suona strano è vedere come i frequentatori canori del festival (questa sorta di impiegati di S. Remo, sempre gli stessi)  alla fine invecchino e, prima o poi, decedano (come hanno ricordato Paolo & Luca). Insomma, un festival canoro per zombies.

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Una risposta a “gli autoestinti

  1. Io l’ho visto per tre minuti facendo zapping (davvero) e durante quei tre minuti c’era il rossiccio che sta in tutte le playlist di Spotify (o almeno in quelle commerciali che ascolto io) e Emma che ci si è fatta un selfie. Molto 2015. Solo quello, come dici tu.

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