miranda the panda is on the veranda

Mentre arrancavo stamani sul salitone di Villa Borghese, spingendo sui pedali della mia mountain bike, destinazione ufficio, sono stato superato da una composta signora anche lei in bicicletta, ma servoassistita. L’ho un pò maledetta, ma era solo invidia. Pedalare spingendo duro sulle proprie gambe, invece, è bello, è giusto, è sano. Chi si servoassistisce è un pò come se barasse. Lungo la strada ho salutato il monumento a Victo Hugo, a Goethe e  pure al generale Josè Artigas  (e a tutti gli uruguagi del mondo). I leoni in pietra mi hanno fatto miao e la statua di De Chirico   si è voltata per fare un cenno, prima di tornare ad avvolgersi nel suo abbraccio amoroso. Al galoppatoio è quasi tutto pronto per Piazza di Siena, con i cavalli portati a spasso nell’aria fresca del mattino. Poi, ecco Porta pinciana con i suoi merli e Via Veneto e giù per la discesa a mandar baci ai fantasmi di Federico Fellini e Walter Chiari. Caffè semideserti, vetture nere noleggio con conducente, platani maestosi e rigogliosi. Ancora un angolo da svoltare e via, con il vento che fischia ed il rumore compatto del battistrada sull’asfalto drenante.

Roma, in bici, è tutta un’altra cosa.

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2 risposte a “miranda the panda is on the veranda

  1. Dovrei, eh?
    (Ma a che ora esci la mattina, che non c’eran macchine né persone?)

  2. Dovresti eccome! A me è cambiata la prospettiva.

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