astio & veleno

L’Huffington post (italiano) è una roba dove scrive veramente chiunque. Basta fermare un/a tizio/a per strada e chiedergli se vuole scrivere un pezzo e il gioco è fatto. Più che una testata giornalistica sembra uno sfogatoio per gente repressa (e i titoli sono sempre cubitali e sparatissimi). Lo sa bene una tal Deborah Dirani, sconosciuta ai più. Chi è costei? Ecco come  si presenta:  “Giornalista professionista fieramente precaria da un decennio, in realtà voleva fare la professoressa di latino. In perfetta coerenza con se stessa, dopo la laurea in Lettere, ha quindi frequentato un master in giornalismo. In attesa di cambiare idea per l’ennesima volta, decidendo cosa fare da grande, ha scritto di cronaca nera per Il Resto del Carlino e il Corriere di Bologna. Attualmente collabora con Il Sole 24 Ore.
I diritti delle donne e degli ultimi del mondo sono la sua fissazione: è per loro che scrive convinta che possa più la penna che la spada“. (In grassetto le parole chiave che consentono di capire le reali motivazioni esistenziali di questa persona). Di quale indicibile reato si è macchiata costei (a mio modesto giudizio)? Di aver scritto un pezzo livorosissimo nei confronti di Jovanotti, reo di aver fatto alcune personali considerazioni sul fatto di lavorare  aggratiss e fare esperienza in gioventù. Il “capolavoro” giornalistico è qui e rientra nella categoria: “dico male di tizio affinchè qualcuno noti la mia esistenza”. Il pezzo della Dirani è una tirata incredbile contro lo “sfruttamento” del lavoro (al punto da far apparire i gggiovani come degli assetati di denaro, denaro, denaro, denaro) ed è talmente fuori contesto che la visione del filmatino incriminato (di una levità struggente), presente nello stesso articolo, rimette la questione nei giusti binari. E fa sempre sentire viva la voce di Oscar Wilde che ammoniva così: “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”.

dirani

Update: il pensiero limpido e sereno di Lorenzo è ancora più chiaro qui (a Napoli). Un minimo di onestà intellettuale!

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