steeeeeve (stìv)

Ieri, io e l’amore mio (con formula ormai collaudata), siamo andati a vedere il film “Steve Jobs” al cinema di Adriano di Roma, in una proiezione riservata (perchè siamo belli ed unici).  L’amore mio sfoggiava un mono orecchino composto da moneta romana e cinque file di perline (molto esclusivo). Io ero vestito di scuro cashemire, ma senza maglioncino a collo alto nero di ordinanza. Anni fa, quando Steve era ancora in vita, mi faceva specie che un uomo così preciso, foolish e ricco, riuscisse a vestire veramente male. In effetti, nel film la sciatteria e gli accostamenti orribili sono ampiamente confermati. Ma penso fosse  una necessità al fine di far si che lo spettatore capisca che si tratti proprio di Steve Jobs (Fassbender a Steve non assomiglia neanche un pò). Tornando al film: la storia è bella. Con la giusta tensione. E’ un film dialogoso. E’ una sorta di rappresentazione teatrale (perchè la vita è un teatro). Stìv non ci fa una bella figura dal punto di vista dei rapporti umani, ma che non fosse esattamente un simpaticone lo si sapeva già. La cosa che, in parte, mi ha colpito di più è la netta sensazione che, per una larga parte della sua vita, Jobs abbia provato a vendere oggetti inutili ad un prezzo stratosferico (vedi il progetto NEXT e lo stesso iMac prima versione). Altri sarebbero finiti prima. Invece. Zac, il colpo di scena.

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