Archivi del mese: febbraio 2016

un giorno in più

In un giorno qualunque
a Milano io e te
il rumore della pioggia
ci faceva stringere
In un giorno qualunque
me l’avevi promesso
io ci avevo creduto
e ci credo anche adesso

Era un giorno qualunque
era un giorno diverso
quando ti ho conosciuto davvero
quando forse ti ho perso …

Lo chiamavano Jeeg robot (non Ufo robot)

Accompagnati dal precoce risveglio primaverile, io e l’amore mio (ed altri  due cari amici) siamo andati a vedere “Lo chiamavano Jeeg robot”. Premetto che non sono mai stato un grande fan di tale eroe (ero più un tipo da Ufo robot e ultimamente da Peppa pig), ma il tam-tam mediatico messo in campo per suscitare interesse nei confronti del lavoro di Gabriele Mainetti (?) ci aveva incuriosito. La via italiana al “super-eroe”, ambientata in una Roma bombarola e popolata dalla feccia in cerca del grande riscatto, alla fin fine funziona.  Un eroe di Tor Bella Monaca, chiuso nel suo stretto universo di delinquenza minore e vasetti di budino trova la sua occasione di riscatto (e di liberazione dall’autismo dei sentimenti) in due casualità:il contatto con una sostanza sconosciuta che dona  i super poteri e la frequentazione con la vicina sciroccata. Il film non manca di spunti macabri, violenti, parossistici (il primo film in cui si può essere uccisi a colpi di iphone) e anche (un pò) ironici. Tutti i personaggi sono centrati (nelle loro facce da generazione cresciuta a Tv di serie C) e il villain (lo zingaro) è di uno straordinario impatto. Nello scontro finale tra i supereroi, con lo sfondo dello stadio olimpico durane il derby Roma-Lazio (casarecci che più casarecci non si può), volano tazze del cesso. E non so se quelle Jeeg robot ce le avesse come armi segrete.

tristezze politiche

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.(articolo 29 della Costituzione)

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.(articolo 30 della Costituzione)

“Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.” (articolo 143 del codice civile)

stepchild adoption

A me sembra che i padri costituenti avessero le idee molto chiare.

 

IQuote

“Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del ca***, scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del ca***, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stron**tti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”

Lunga vita a Danny Boyle. Lunga vita al cinema.Lunga vita a “Trainspotting.”

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zootropolis

“Zootropolis” non  è la “Fattoria degli animali”di Orwell. Non è neanche “Zooropa” degli U2, nè si “potrebbe andare allo zoo comunale” di Iannacci. E’ un luogo utopico e colorato dove gli animali (prede e predatori) convivono pacificamente.  Non ci viene spiegato come questo miracolo sia possibile, ma è così. In questo luogo (che è un non luogo) si inserisce la storia di una coniglietta che da grande voleva fare il poliziotto e si ritrova, sua malgrado, a dover gestire sparizioni di  predatori, un complotto apocalittico (la congiura delle pecore) e un lieto fine disneyano che rimette tutto a posto. E’ un film carino, pieno di citazioni di altri film, dove l’umanizzazione delle bestie (e viceversa) fornisce, a tratti, spunti interessanti ed ironici (magari non sempre comprensibili a li piccini, che dovrebbero essere il target). A mio avviso, ha anche una chiave di lettura un pò più profonda e non scontata in questi tempi in cui si discute(va) di “stepchild adoption”, rapporti tra diversi ed uguali, difficoltà di integrazione, bassi ed alti istinti. Mondo bradipo!

Zootropolis-1

quelli che “era meglio quando c’era Heidi”

Le dirò prima di tutto cos’è davvero Heimat, la Patria, per me. E’ la chiesetta, la collina, il torrente con i sassi, gli alberi del mio paese.”

Così in un’intervista rilasciata all’Agenzia stampa Italia il 18 marzo 2011 Eva Klotz sintetizzava il suo pensiero “bucolico” in tema di conservazione della stirpe germanica abitatrice del Tirolo, fantomatico territorio a cavallo delle Alpi, paragonabile, di questi tempi, al kurdistan iracheno, ovvero un luogo che esiste per alcuni, ma per altri no. A differenza del kurdistan iracheno, dal 1945 ad oggi, l’Alto Adige non è stato mai  bombardato dagli italiani, ma in ogni modo si è cercato di tutelare (direi anche favorire) la “minoranza” di lingua tedesca, al punto da prevedere nella Costituzione italiana (quindi non in una cosa a piffero) gli utili strumenti per garantire lo sviluppo e la pacifica convivenza.

Prosegue la Klotz: “Il Sud Tirolo è stato annesso dall’Italia a seguito di un patto segreto internazionale (il Trattato segreto di Londra) che prevedeva che, durante la I guerra mondiale, l’Italia cambiasse alleanza, passando con le forze dell‘Intesa, in cambio del cosiddetto “confine del Brennero”. Così, l’Italia si è trovata a cambiare, improvvisamente, schieramento e a muover guerra contro quelli che erano stati fino al giorno prima i suoi alleati: Austria e Germania. E’ in questo modo, quindi, come ricompensa per questo comportamento, che è stato annesso all’Italia il Sud Tirolo nel 1918, senza che se ne conoscesse il parere del suo popolo, senza che venisse effettuato alcun referendum, violando l’identità linguistica e culturale dei tirolesi”. Orrore & mistificazione. E’ vero sì che l’Italia passò dalla Triplice al Patto Anglo-franco-statunitense, ma la Klotz dimentica (piccolo dettaglio) che per tutto l’Ottocento gli italiani hanno fatto la guerra all’Austria, che ne aveva invaso ed occupato il territorio, proprio in base ai principi di autodeterminazione dei popoli di cui si vorrebbe fare paladina. Dunque, se per un breve periodo, Germania-Austria ed Italia hanno fatto finta di essere alleati (nel 1908 dopo il terremoto di Messina – vittime stimate tra le 90 mila e le 120 mila –  il generale Konrad, comandante in capo delle truppe austriache, aveva fortemente insistito presso l’Imperatore ad attaccare l’Italia in un gravissimo  momento di difficoltà. Tanto per far capire quanto ci amavano…), la Prima guerra mondiale avrebbe sancito un diverso corso politico. Dopo essersi scannati per 4 lunghi anni, la Klotz afferma che sarebbe stato opportuno “fare un referendum” per stabilire dove si sarebbe dovuto collocare il Tirolo … L’avrei chiesto ai reduci: magari le ficcavano il referendum in zone innominabili. Altra piccola considerazione sul complotto: il patto segreto di Londra (oh, sì, oh sì, ancora, ancora, ancora!). Frau Klotz dimentica che i confini post bellici furono decisi con il trattato di Versailles (che avrebbe peraltro causato altri lutti circa venti anni dopo) alla cui base c’erano i 14 punti enunciati, nel 1918, dal Presidente USA Wilson e tra questi il punto 9): Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità. Che è una bella dichiarazione d’intenti, ma non sembra per nulla tener conto dei sacrifici compiuti negli anni del conflitto. Qui ci siamo andati ad infrangere, con tutti gli errori politici successivi. Ribadisco, però, un punto: i tirolesi “autoderminanti” dovrebbero dimostrare che le autorità italiane abbiano rifiutato il loro diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale: La camera di commercio di Bolzano ha svolto un’analisi dalla quale emerge che il Sud Tirolo potrebbe vivere stabilmente anche senza appartenere a nessuno Stato (ipse dixit).

“L’Unione Europea, che è una comunità di Stati nazionali, non risponde alle vere esigenze dei popoli, i quali vorrebbero determinarsi in un continente in cui vi sia pluralità di lingue e di culture. L’aggregazione deve rispondere ad un atto volontario, ad un’identità e non alla costrizione. Io sono convinta che, così come il nazionalismo colonialista è venuto meno e così come sta venendo meno l’imperialismo, anche il sistema di queste democrazie sia destinato a morire perché è ormai contraddistinto soltanto da corruzione e da interessi personali. Le nuove generazioni costruiranno un’Europa nuova fatta di libertà per i diversi popoli che la compongono, capiranno che la differenza è una ricchezza antica da salvaguardare”. Cara Eva, che belle parole. Quindi, pur nella diversità di lingue e culture, li costruiamo i ponti o tiriamo su i muri? Aspetta, lo vado a chiedere al nonno ed a Peter.

brandelli &stufato

Ieri sera, nell’ambito di una serata maschia e separatista, sono andato a vedere, al cinema Adriano, l’ultima fatica di Quentino. Un film ambientato nel Wyoming (dove cazzo sta il Wyoming?), un posto freddo freddo e bianco bianco. Un posto perfetto dove ambientare una sorta di frullato iene-pulpfiction-django-inglorius basterds. Ovvero un film dove ritornano gli attori, i temi ed i dialoghi (nonchè le frattaglie) che tanto piacciono al regista. Che dire? Il film tiene per tutta la durata, ma ho come avuto l’impressione che Quentino fosse davvero compiaciuto , o sì sì, proprio compiaciuto di sè stesso. Bang.

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