The Unbearable Lightness of Being

Ci son libri che ti segnano e cui resti affezionato. Non c’è nulla da fare. Mettiamo ad esempio “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Mi ricordo quando e chi me lo ha regalato, le sensazioni che ho provato leggendolo la prima volta, le cose che mi son rimaste dentro (che poi riaffiorano). A distanza di anni, non avrei mai pensato che sarebbe ricomparso, per uno dei passaggi più belli (dedicato al kitch), tirato in ballo nella triste (ed inutile polemica) tra Daniele Luttazzi ed Andrea Scanzi. Il Luttazzi l’ha tirato in ballo (il kitch) – e per un attimo ho temuto che gli fosse scappato il plagio di nuovo (ops, con questi artisti non si sa mai):

“(…) il kitsch sentimentale. Luogo classico della retorica bassa, il kitsch sentimentale si compiace del patetismo, ed è l’errore artistico che vizia la cultura popolare, cui reca successo: ne originano quegli aspetti ridicoli che sono eufemizzati dal gusto camp (Luchino Visconti che guarda Sanremo per sghignazzare con gli amici). Tollerabile nella cultura di massa, il kitsch sentimentale diventa, quando contagia un giornalista, una vera disgrazia: non per lui, che ne lucra consensi facili, ma per i suoi lettori.”

In queste ore si sta svolgendo una battaglia di repliche e controrepliche tra  i due a voler dimostrare chi è più in gamba, più “acculturato” e chi ce l’ha più lungo. Una scenetta deprimente. Mi sovvengono le parole di Italo Calvino che, in un lontano articolo del 1985 su la Repubblica, chiudeva così la sua recensione sul libro di Kundera:

“Che la merda sia da considerare tra i valori e non tra i disvalori, è per me una questione di principio. Da ciò derivano conseguenze fondamentali. Per non cadere nei vaghi sentimenti d’ una redenzione universale che finiscono per produrre regimi polizieschi mostruosi, nè nei ribellismi generalizzati e temperamentali che si risolvono in obbedienze pecorili, è necessario riconoscere come sono fatte le cose, ci piacciano o meno, nel moltissimo a cui è vano opporsi e nel poco che può essere modificato dalla nostra volontà. Credo dunque che sia necessario un certo grado di accordo con l’ esistente (merda compresa) proprio in quanto incompatibile col Kitsch che Kundera giustamente detesta.”

Tutta un’altra classe.

 

 

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