quelli che “era meglio quando c’era Heidi”

Le dirò prima di tutto cos’è davvero Heimat, la Patria, per me. E’ la chiesetta, la collina, il torrente con i sassi, gli alberi del mio paese.”

Così in un’intervista rilasciata all’Agenzia stampa Italia il 18 marzo 2011 Eva Klotz sintetizzava il suo pensiero “bucolico” in tema di conservazione della stirpe germanica abitatrice del Tirolo, fantomatico territorio a cavallo delle Alpi, paragonabile, di questi tempi, al kurdistan iracheno, ovvero un luogo che esiste per alcuni, ma per altri no. A differenza del kurdistan iracheno, dal 1945 ad oggi, l’Alto Adige non è stato mai  bombardato dagli italiani, ma in ogni modo si è cercato di tutelare (direi anche favorire) la “minoranza” di lingua tedesca, al punto da prevedere nella Costituzione italiana (quindi non in una cosa a piffero) gli utili strumenti per garantire lo sviluppo e la pacifica convivenza.

Prosegue la Klotz: “Il Sud Tirolo è stato annesso dall’Italia a seguito di un patto segreto internazionale (il Trattato segreto di Londra) che prevedeva che, durante la I guerra mondiale, l’Italia cambiasse alleanza, passando con le forze dell‘Intesa, in cambio del cosiddetto “confine del Brennero”. Così, l’Italia si è trovata a cambiare, improvvisamente, schieramento e a muover guerra contro quelli che erano stati fino al giorno prima i suoi alleati: Austria e Germania. E’ in questo modo, quindi, come ricompensa per questo comportamento, che è stato annesso all’Italia il Sud Tirolo nel 1918, senza che se ne conoscesse il parere del suo popolo, senza che venisse effettuato alcun referendum, violando l’identità linguistica e culturale dei tirolesi”. Orrore & mistificazione. E’ vero sì che l’Italia passò dalla Triplice al Patto Anglo-franco-statunitense, ma la Klotz dimentica (piccolo dettaglio) che per tutto l’Ottocento gli italiani hanno fatto la guerra all’Austria, che ne aveva invaso ed occupato il territorio, proprio in base ai principi di autodeterminazione dei popoli di cui si vorrebbe fare paladina. Dunque, se per un breve periodo, Germania-Austria ed Italia hanno fatto finta di essere alleati (nel 1908 dopo il terremoto di Messina – vittime stimate tra le 90 mila e le 120 mila –  il generale Konrad, comandante in capo delle truppe austriache, aveva fortemente insistito presso l’Imperatore ad attaccare l’Italia in un gravissimo  momento di difficoltà. Tanto per far capire quanto ci amavano…), la Prima guerra mondiale avrebbe sancito un diverso corso politico. Dopo essersi scannati per 4 lunghi anni, la Klotz afferma che sarebbe stato opportuno “fare un referendum” per stabilire dove si sarebbe dovuto collocare il Tirolo … L’avrei chiesto ai reduci: magari le ficcavano il referendum in zone innominabili. Altra piccola considerazione sul complotto: il patto segreto di Londra (oh, sì, oh sì, ancora, ancora, ancora!). Frau Klotz dimentica che i confini post bellici furono decisi con il trattato di Versailles (che avrebbe peraltro causato altri lutti circa venti anni dopo) alla cui base c’erano i 14 punti enunciati, nel 1918, dal Presidente USA Wilson e tra questi il punto 9): Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità. Che è una bella dichiarazione d’intenti, ma non sembra per nulla tener conto dei sacrifici compiuti negli anni del conflitto. Qui ci siamo andati ad infrangere, con tutti gli errori politici successivi. Ribadisco, però, un punto: i tirolesi “autoderminanti” dovrebbero dimostrare che le autorità italiane abbiano rifiutato il loro diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale: La camera di commercio di Bolzano ha svolto un’analisi dalla quale emerge che il Sud Tirolo potrebbe vivere stabilmente anche senza appartenere a nessuno Stato (ipse dixit).

“L’Unione Europea, che è una comunità di Stati nazionali, non risponde alle vere esigenze dei popoli, i quali vorrebbero determinarsi in un continente in cui vi sia pluralità di lingue e di culture. L’aggregazione deve rispondere ad un atto volontario, ad un’identità e non alla costrizione. Io sono convinta che, così come il nazionalismo colonialista è venuto meno e così come sta venendo meno l’imperialismo, anche il sistema di queste democrazie sia destinato a morire perché è ormai contraddistinto soltanto da corruzione e da interessi personali. Le nuove generazioni costruiranno un’Europa nuova fatta di libertà per i diversi popoli che la compongono, capiranno che la differenza è una ricchezza antica da salvaguardare”. Cara Eva, che belle parole. Quindi, pur nella diversità di lingue e culture, li costruiamo i ponti o tiriamo su i muri? Aspetta, lo vado a chiedere al nonno ed a Peter.

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