Lo chiamavano Jeeg robot (non Ufo robot)

Accompagnati dal precoce risveglio primaverile, io e l’amore mio (ed altri  due cari amici) siamo andati a vedere “Lo chiamavano Jeeg robot”. Premetto che non sono mai stato un grande fan di tale eroe (ero più un tipo da Ufo robot e ultimamente da Peppa pig), ma il tam-tam mediatico messo in campo per suscitare interesse nei confronti del lavoro di Gabriele Mainetti (?) ci aveva incuriosito. La via italiana al “super-eroe”, ambientata in una Roma bombarola e popolata dalla feccia in cerca del grande riscatto, alla fin fine funziona.  Un eroe di Tor Bella Monaca, chiuso nel suo stretto universo di delinquenza minore e vasetti di budino trova la sua occasione di riscatto (e di liberazione dall’autismo dei sentimenti) in due casualità:il contatto con una sostanza sconosciuta che dona  i super poteri e la frequentazione con la vicina sciroccata. Il film non manca di spunti macabri, violenti, parossistici (il primo film in cui si può essere uccisi a colpi di iphone) e anche (un pò) ironici. Tutti i personaggi sono centrati (nelle loro facce da generazione cresciuta a Tv di serie C) e il villain (lo zingaro) è di uno straordinario impatto. Nello scontro finale tra i supereroi, con lo sfondo dello stadio olimpico durane il derby Roma-Lazio (casarecci che più casarecci non si può), volano tazze del cesso. E non so se quelle Jeeg robot ce le avesse come armi segrete.

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