porsi delle domande

Sui social circola tanta monnezza. Ma proprio tanta. I più si accontentano di bufale,  slogan, frasette ad effetto e finto sdegno compulsivo (ogni giorno c’è una causa importante da difendere: il malato terminale, le vittime della brutalità, l’occupazione militare, gli stalkerati, gli scontenti a prescindere ecc.).  Non si sa come, i cattivi sono sempre gli altri. Quindi, quelli che commentano e ingiuriano e riversano tutto il loro odio su un obiettivo sempre nuovo e diverso (il governo, i rom, gli immigrati, i gay, gli etero, la chiesa, l’islam) sarebbero, non si sa come, esenti da qualsiasi tipo di colpa o delitto.  E non ci credo. Proprio no. Considerato che gli utenti italiani di facebook sono circa 25 milioni (ovvero la metà della popolazione italiana) il campione statistico mi sembra abbastanza rappresentativo.

Mi fa specie che dopo il delitto Regeni non siano iniziate a circolare mozioni del tipo: “boicottiamo l’Egitto”. Eppure il caso del giovane ricercatore avrebbe dovuto far montare di parecchio l’indignazione dell’italiota medio, prontissimo a spendersi per i vari marò, per le trivelle (c’entrano pure loro come si potrà capire a breve), per la Boldrini o la Kyenge. Oh, i motivi per indignarsi ci sarebbero eccome! E la necessità di boicottare l’Egitto ci starebbe tutta!!  Invece …   Son giorni che su FB piovono gattini, considerazioni varie su Higuain, articoli scellerati della Lucarelli o di Scanzi, cazzatine varie insomma.  In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 5 febbraio 2016, si parla dei rapporti economici tra Italia ed Egitto. C’è questo passaggio davvero interessante:

“Dopo le elezioni del maggio 2014, che hanno portato alla presidenza il generale Al Sisi, i rapporti con l’Italia si sono intensificati e le missioni governative sono state continue, con l’obiettivo di stringere nuovi accordi commerciali. L’Italia, secondo l’Ice, è il secondo mercato di sbocco in Europa dopo la Germania. La notizia dell’uccisione dello studente italiano Giulio Regeni è arrivata mentre al Cairo il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, era in missione con una delegazione di 60 aziende e i rappresentanti di Sace, Simest e Confindustria. «Un momento difficile», ricorda Marcello Sala, presidente del Business Council italo-egiziano e vicepresidente esecutivo del consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, che faceva parte della delegazione”.

Poi c’è anche questo passaggio:

“La scoperta dell’Eni nelle acque egiziane del maxi giacimento di gas Zohr, il più grande mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo, è forse il caso più emblematico di quella relazione storica forte tra l’Italia e l’Egitto — il Cane a sei zampe è entrato nel Paese nel 1954 —, che si traduce in una presenza consolidata delle nostre imprese. Sono oltre cento quelle che operano nel Paese in diversi settori, dagli idrocarburi al tessile, dalle costruzioni all’energia, passando dalla meccanica e dal settore bancario. E i big ci sono tutti: Pirelli, Saipem, Edison, Ansaldo Energia, Breda, Italcementi, Cementir, Danieli, Trevi, Tecnimont, Iveco, Technit, Carlo Gavazzi. L’interscambio commerciale, secondo i dati Istat, supera i 5 miliardi di euro ed è in aumento del 9,9% (2014 sul 2013), con un export in crescita ad oltre 2 miliardi”.

Quindi, sarebbe lecito farsi parecchie domande.

Boicottiamo l’ Egitto o boicottiamo noi stessi? Facciamo il referendum il 17 aprile e ce ne impipiamo delle possibili conseguenze ambientali delle trivelle nel mare egiziano? E’ lecito fare affari con un paese ove vengono praticate misure restrittive della libertà ed  è possibile  uccidere gente  scomoda, a piacimento, oppure in nome del progresso e dell’occupazione e del consumo si fa finta di nulla? Dichiariamo guerra anche all’Egitto dopo l’India? La diplomazia italiana fa un po’ schifo? I gattini su FB ci salveranno dall’apocalisse? Il figlio di Riina doveva andare in TV?

Scegliete voi quali. Io ho un vago sospetto: che il povero Regeni, al di là dell’ammuina diplomatica, per convenienze economiche, rimarrà un morto ammazzato senza un colpevole.

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