dacci oggi il nostro odio quotidiano

Se posso, tengo il televisore spento. Guardo lo shermo scuro e penso tra me, con apprensione: “cosa sarà successo oggi? ” Accendere il televisore (più che seguire la realtà “aumentata” sul web) è un atto di coraggio di questi tempi. Il televisore ti riversa addosso solo cose brutte: odio, violenza, morte, sopruso, terrore. Ovviamente si potrebbe far finta che queste cose non ci fossero. Se si tiene lo schermo spento, il male rimane annidato da qualche altra parte. Non fa più parte del tuo quotidiano, non è qualcosa con cui fare i conti. Si ignora. Ma anche se accendi la tv e segui le notizie ed i commenti, da un pò di tempo a questa parte è come se fossimo anestetizzati. Come se la dose di morte che ci viene iniettata non provocasse più reazioni. Le persone continuano a vivere. Fanno le loro cose banali e scontate. Non c’è un blocco delle coscenze, non c’è il Paese che si ferma  con sdegno che si domanda: “ma cosa sta succedendo? E’ questa l’umanità?” Si osserva un minuto di silenzio  e si procede oltre. Stiamo accelerando la capacità di elaborare il lutto: tempo fa sarebbe durato anni, adesso dura pochi secondi.

Non lo sappiamo: siamo già morti.

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