Aleppo la bigia

Corpi che vagano/ di silenzi pieni d’oblio/ di sangue che scorre goccia a goccia/ di battiti immobili/ di rivoli di sudore tra la polvere/ di lamenti di corvo”. Piccolo Omran che ti posso offrire? Potresti essere mio figlio. Tu che sopravvivi in una città popolata da arabi, armeni, curdi, circassi, turchi, cristiani e giudei. Patrimonio dell’umanità. E su quell’umanità ogni giorno nuove bombe. Che ti posso offrire? Il nome di un albero che porta il nome della tua città. Qualcuno ne pianterà ancora, e di nuovi, sulle sponde del mediterraneo. Per ora l’uomo si pasce di cenere.

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