vignette

C’è qualcosa che mi sfugge nell’acceso ed utilissimo dibattito sulle vignette dei mentecatti di Charlie Hebdo. Il fatto che si possa  parlare di satira. Satira?

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. » Questo è ciò che pensa la Cassazione. Ora fatemi  capire, un terremoto nella sua naturale ed imprevedibile manifestazione quale aspetto esecrabile dovrebbe contenere? No perchè la prima vignetta sembrava parlasse di quello. O forse parlava di cucina. Poi è arrivata la seconda vignetta e lì, signore e signori, ecco la pochezza culturale del satirico. Le case costruite dalla mafia!!! Cioè parliamo, ad esempio, di Amatrice inclusa nel  Giustizierato d’Abruzzo (1265-1273). Quando la mafia non c’era. Proprio no. Altri problemi, ma non la mafia.

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