Precario è il mondo

In Sabina (non troppo lontano da Roma) esiste un borgo, accroccato in cima ad un colle,  assai grazioso. Le sue origini risalgono ad epoche ormai remote. Questo borgo è edificato grosso modo così: strato di manufatti romani (resti di prestigiosa villa), strato medievale (con resti di un castello), strato di fine ottocento e strato semimoderno (il più brutto). Insomma una specie di tiramisù di pietre bianche e pulite posate dall’uomo nel corso dei secoli. Se lo guardate dal belvedere sembra un piccolo presepe dai vicoli stretti e suggestivi. Un luogo  bello, piacevole, a misura d’uomo. Un posto dove passare la domenica da forestiero. Così bello, per certi versi immutabile, e al tempo stesso precario. Una metafora dell’Italia odierna: apparentemente solida (per il lavoro di chi ci ha preceduto), ma appena guardi le travi al soffitto capisci che si regge in piedi per un soffio.

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