Le cose che camminano al contrario

Lo smartellamento degli zebedei relativo al referendum costituzionale del 4 dicembre ormai volge al termine. Mancano pochi giorni ed è tutto un succedersi di sondaggi per cercare di far credere che ora vince il SI, ora vince il NO. Gli opinionisti provano ad opinionare. Ma cosa pensi davvero la gente comune (quella che alla fine poi ha votato Trump, per esempio) resta difficile da incasellare e snidare. Quando si entra in cabina c’è sempre quel secondo in cui guardi la scheda, trattieni il fiato, ti fai l’ esame di coscienza e poi metti la croce (e ti fai la croce). Quell’attimo eterno di cui ti pentirai per il resto dei tuoi giorni.Perchè la democrazia alla fine è così: dai fiducia a quello che ti raccontano o narrano e poi dopo, immancabilmente, ti accorgi che ti hanno preso per il culo. Serenamente.

Ad ogni modo, la cosa incredbile di questo referendum è che la Costituzione repubblicana, nata dal conflitto mondiale, dalla guerra civile e dalla lotta partigiana, scritta bene e da coloro che non volevano mai più una dittatura,  la stanno difendendo quelli di destra (inclusi i grillini che sono di destra a tutti gli effetti); mentre la vogliono smontare i tipi della presunta sinistra in nome di un disegno peracottaro che andrà di pari passo con la riforma elettorale peracottara. Ora, in Italia, non è ammissibile che, ad ogni piè sospinto, qualcuno si svegli per fare la rfiorma elettorale per cercare di cambiare le regole del gioco a proprio favore. La legge elettorale dovrebbe essere immutabile come le tavole di Mosè. Deve dare certezze, non creare confusione. E la Costituzione deve essere semplice chiara, comprensibile a tutti: belli, brutti, colti ed ignoranti.

Gli scenari internazionali, infine, sono attraversati dalla guerra delle sneakers dove Obama difende il libero mercato, la globalizzazione a favore della Nike (multinazionale che produce in mezzo mondo sfruttando la mano d’opera ed inquinando ove possibile), mentre Trump (almeno nelle intenzioni)  risolleverà le sorti della New Balance, fabbrica made in USA che dà impiego agli americani secondo le leggi americane ed è orgogliosamente legata al proprio paese. Quindi, anche un ulteriore esempio di cose che vanno al contrario e non sono per niente come ce le vogliono far apparire.

Io ho comprato le New Balance pochi mesi fa. E mica lo sapevo che mi sarei cacciato in un guaio più grosso di me solo per fare jogging.

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