Archivi del mese: gennaio 2013

meridiani e paralleli (in prospettiva storica)

ritratto

Riflettevo, in questi giorni, su quanto al nostro paese manchi il senso delle prospettive storiche. Partiamo dall’assunto che ogni volta che parla Berlusconi, qualsiasi cosa egli affermi (in genere delle stupidate) le polemiche che ne seguono ci trasformano gli zebedei in panna montata . Di pochi giorni fa è l’uscita (infelice) in occasione del giorno della memoria in cui il nostro omino ha affermato che il regime fascista “ha fatto qualcosa di buono” (per altri versi, aggiungo io).  Va de plano che se in Italia si è fatta una legge (la n. 211 del 2000 – Governo Amato) “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”, considerato che il fascismo è stato corresponsabile di tutte quelle orribili cose, il “buono del regime”, speso in simile contesto, va subito a farsi friggere.

E però, ci sono diversi, “però”… Il primo è l’assoluta INCAPACITA’ di fare i conti con il nostro passato. I tedeschi, citati spesso a sproposito, pare, siano riusciti in tale impresa: sono consapevoli del marchio infamante ed incancellabile del nazismo, ma non hanno la testa rivolta al passato. Il loro obiettivo è la costruzione di un futuro (e di una Germania) diversi. Hanno maturato il senso del distacco.  Noi siamo, invece, ancora qui a rotolarci tra paccottiglia fascista, post fascismo, post revisionismo, partigianismo, nostalgie dittatoriali. Tra chi ancora rimpiange il “quando c’era lui” e chi con sdegno rifiuta e vorrebbe cancellare per sempre il regime fascista, penso, invece, che ci sia una via di mezzo basata su un approccio un pò più razionale ed oggettivo.

Ecco spuntare il secondo “però”: il fascismo è stata una “rivoluzione”, l’unica davvero compiuta nel nostro Paese. Ideata da un ex socialista che ha applicato metodi, principi e regole passando dalla casacca rossa a quella nera, per costruire un’Italia diversa e nuova risoetto al post risorgimento ed alle dormienti pastoie monarchiche. Se ne possono discutere i principi generali, i risultati, i fallimenti, ma non si può far finta che tali cose non siano mai esistite. Poichè, a volte, per strana sorte, tra destra e sinistra estrema si scoprono interessanti punti di contatto.La battuta di Massimo Troisi che viene tirata fuori sempre in queste occasioni su puntualità dei treni e capostazioni l’ho sempre trovata carina, ma un pò riduttiva. E’ come se si negasse (o si facesse finta di non vedere) che il regime non abbia realizzato, in circa venti anni, ferrovie, stazioni, ospedali, scuole, ministeri caserme, strade, città, industrie. Non piacciono i fez, i passi dell’oca e la fanfare  (piuttosto ridicoli, invero)? Giudichiamo, piuttosto,  i movimenti dell’architettura, le industrie che si sono poi sviluppate con la Repubblica, il corpo giuridico (ancora in gran parte vigente e a livello penale e civilistico), il debellamento della malaria ecc. ecc. Non è stata roba da “capistazione”. Certo, ci si può chiedere se, come italiani, non avremmo potuto ottenere gli stessi risultati (se non migliori) magari con un un’altra forma di governo. Ma tant’è….

Ed ecco il terzo “però” che chiama in campo i paralleli. Come si sa, il divieto di ricostituzione del regime fascista in Italia è previsto nelle “disposizioni finali e transitorie (XII)” della Costituzione. Ragionando in astratto, avendo appunto carattere di transitorietà, un domani, quelle disposizioni potrebbero essere anche modificate o cassate.  Il parallelo, considerato i vari tributi di sangue versati con la guerra civile, va alla Costituzione degli Stati Uniti d’America (i paladini mondiali della democrazia), ove, per abolire la schiavitù, (brutta cosa la schiavitù, quasi peggiore del fascismo, non trovate?) si è dovuto approvare, con notevole fatica, un “emendamento” alla costituzione (ooopss, non l’avevamo previsto, scusate ci siamo sbagliati!).  Tenuto conto che la popolazione afro americana, importata sul suolo USA contro la propria volontà ed impiegata come forza lavoro e posta in stato di schiavitù fin dal XVI secolo, ha visto riconosciuto a pieno il diritto di voto solo a partire dal 1964, con l’abolizione della segregazione razziale, tutto questo grande accalorarsi sul “buono” ed il “cattivo” del regime fascista italiano lo trovo un pò, come dire,  “accademico”.

Ma può darsi che mi sbagli.

Abramo Lincoln (in his own words)

lincoln

“La cosa migliore del futuro è che arriva un giorno per volta.” Questa frase viene attribuita al 16° Presidente degli Stati Uniti. Non so se sia vero (non ho avuto modo di verificare le fonti), ma credo si attagli in modo preciso alla figura di Abramo Lincoln, mirabilmente tratteggiata da Steven Spielberg nel film  attulamente in distribuzione al cinema, in Italia. Un uomo non bello, troppo alto e curvo, claudicante, dal volto malato, ma anche un grande Presidente (il primo della storia dei Repubblicani) che ha dovuto confrontarsi con un’epoca terribile: la guerra di secessione statunitense (oltre seicentomila morti) e la battaglia politica per l’abolizione della schiavitù (13° emendamento della Costituzione) .

Il pubblico al cinema era costituito, in via esclusiva, da persone adulte, oltre i quarant’anni, che si sono “sorbettate” la ricostruzione storica accurata, le schermaglie verbali, le citazioni colte, la sequela di nomi e personaggi che sono estranei alla nostra storia italiana (ma che agli americani di sicuro dicono qualcosa). Di pubblico ggggiovane nemmeno l’ombra. A dimostrazione (ma anche in questo caso non è scientificamente provabile) che non gliene frega niente e comunque di informarsi un pò, di cercare di capire, di vedere un film che non sia assimilabile “Ai soliti idioti” (per inciso nell’altra sala proiettavano “Django unchained“, toh di nuovo la schiavitù, ma in versione “bang-bang”).

Ed a questi cari ragazzi, speranza del nostro futuro, futuri disoccupati, menti malleabili, insoddisfatti e prepotenti, dedichiamo le parole che il Presidente rivolse all’insegnante di suo figlio:

“Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!”

Roba dell’Ottocento, insomma…

orgoglio nazionale (di papà)

livia coppa andalo

Beh, io a sei anni una coppa non l’ho vinta. E brava la mia piccola, tranquilla campionessa !!!

dormire sul divano

il voloSono un pò di sere che mi va di dormire sul divano in salotto, invece di ficcarmi nel lettuccio insieme all’amore mio. In verità non è che non abbia voglia di stare accanto (sopra o sotto) l’amore mio, anzi è bellissimo stare sdraiato vicino a lei ed accarezzarle la pelle morbida dei fianchi, ma è come se il divano fosse divenuto  una sorta di zona franca, un non-luogo. Faccio le ore piccole, guardando i programmi alla tv, mentre li piccini dormono, l’amore mio dorme, la città si è spenta ed il mio cervello finalmente si riposa.

E poi il divano ha assunto quella leggera incurvatura che ben mi accoglie e mi piace tanto.

il mistero di Moonrise kingdom

“Siamo ancora capaci di emozionarci per un bacio? Sappiamo capire fino a che punto un essere umano in formazione abbia bisogno del nostro aiuto per togliersi il costume nero da corvo (e viene in mente “Blackbird”, masterpiece dei Beatles) e quanto invece possa e debba affrontare il piacere dell’avventura della vita con quel tanto di libertà che gli permetta di dipingere un mondo nuovo? Sono quesiti che ogni tanto gli adulti dovrebbero porsi. Anderson fa bene a riproporceli.”

Poteva essere un capolavoro (e la critica – mistero- ne parla superbene) ed invece, mi sono addormentato quasi subito.

procella

la zeta di Zoro

Avere per inquilino uno come Diego Bianchi deve essere un incubo. Soprattutto perchè dietro un cognome così anonimo si nasconde un tipo che dialoga da solo, occupa l’ascensore del palazzo per fare i suoi pezzi da mandare in TV, porta a casa strani personaggi imparruccati, balla travestito da infermiera sul tetto del condominio, fa sempre tardi la notte. Insomma, il prototipo di vicino non-tranquillo.

Però è bravo.

quelli che il Capodanno l’hanno fatto coi botti veri

Nell’avamposto italiano di Shindand, provincia di Herat, Afghanistan: qui

Tanto per ricordarsi, ogni tanto, che siamo in guerra, sia pure molto lontano da casa.

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