The breakfast club

Hey, hey, hey, hey
Ooh woh !!!!

Ma quanto è bello un film che comincia così con i Simple Minds “della prima ora” che cantano e picchiano sulla batteria. E già nel testo della canzone c’è il manifesto:

Won’t you come see about me?

Che poi era il 1985 e io sono rimasto fermo lì, per sempre. I miei pargoli hanno apprezzato la storia di questi adolescenti, prigionieri un sabato in un college americano, a urlarsi contro cose spiacevoli, ma in fondo a scavarsi l’anima e a scoprirsi vivi e giovani.

Sono passati 32 anni da quell’esordio: gli attori protagonisti sono invecchiati male (tutti invecchiamo male); le generazioni si sono succedute, illuse di essere qualcosa di diverso. Cose nuove, cose sempre uguali.

Il “breakfast club” è ancora lì,  immutato nella sua claustrofobica pazzia. Love it.

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All I want for Xmas is a Reichskriegsflagge

bandiera marina tedesca

non faccio politica, giudico dalle apparenze

Matteo Orfini è la versione 3.0 (peraltro peggio vestita) di Massimo D’Alema.

Ogni stagione ha il suo antipaticone.

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Facili fascinazioni

Ho pubblicato una foto sul mio profilo Instagram. Oggettivamente brutta: fuori fuoco, mossa, non perfettamente inquadrata. Venuta male, insomma, nonostante il soggetto di per se fosse innocente: un particolare architettonico di una villa storica. L’ho voluta pubblicare solo perché mi piacevano la luce ed un dettaglio (che neanche si vede bene perché troppo distante) : le chiappe candide di una statua di marmo.

Oh, è piaciuta…

antiqualcosa

Premesso che viviamo tempi orribili, la vicenda poco idilliaca legata al calcio ed all’effige di Anne Frank è stata l’ennesima dimostrazione che il regresso socio-culturale sta toccando punte di elevatissima bassezza.

Sceneggiate, ululii vari, sfoggi di magliette, facce falsamente contrite e tutto il corredo di ipocrisia italica. Una tristezza  assoluta e squallida che contrasta con le poche immagini della bimba ebrea, scomparsa in un campo di concetramento: lei sorridente e con gli occhi neri e vivi. La sua intelligenza profonda  traspare dalle parole del suo diario. Che non vorrei ridurre a bigino sintetico o a frase ad effetto  stile “bacio perugina”.

Perchè qui non c’è nulla di definitivo, neanche quello che avrebbe dovuto insegnarci la “Storia” . Solo cuori aridi e menti vuote.

 

those who make things happen

Oggi, a Piazza delle cinque giornate in Roma, è caduto un albero (per l’esattezza un pino domestico). Ha distrutto un taxi che passava di lì (o di là) ed altre due macchine. Le foto sono impressionanti. Ma soprattutto è impressionante che, in questi giorni, io sia passato proprio sotto l’albero in questione. Senza troppo preoccuparmi. Gli stavo simpatico, all’albero? Oppure il tassista (sopravvissuto) stava antipatico al pino?

Chi decide?

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(immagine di Giacomo Agnetti, un genio)

spietate speranze

Ho perso tempo

a capire il mondo

e il mondo

per capire il tempo,

e ogni sua umana

distorsione.

(Gianluca Pavia – spietate speranze)

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