Calore

In queste ore il mio corpo si dilata, squaglia, cola, gronda. Anche se sto fermo. Anche se provo ad opporre la minima resistenza. Maledetta bolla di calore.

l’Italia che non c’è

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Mi piacciono queste cose un pò fighette, un pò concettuali, quasi artistiche, ma pure no.

Caro Renzo Piano, io nell’Italia che non c’è avrei voluto mettere un sacco di roba, ma lo spazio è talmente risicato che rischiavo di pasticciare tutto. Che già solo di opere d’arte, borghi belli, personaggi storici, alberi e montagne, piatti tipici ed accenti altro che un grande lago salato !

Per cui l’Italia la lascio tratteggiata (anche se non capisco perchè un pezzetto del nord è disegnato) e vuota. Così tutti impareranno a sentirne la mancanza …

Roger Waters non avrai il tuo disco !

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(un post concettuale a rischio plagio)

provvisoriamente

Precario è il mondo, ma anche la Repubblica. Che è basata sull’approssimazione, il procrastrinare, anche per le cose mediamente importanti. Tipo l’inno nazionale. Che non abbiamo.

Leggo l’articolo due della costituzione francese (edizione 1958), dedicato alla “sovranità”. Semplice e conciso:

La langue de la République est le français.

L’emblème national est le drapeau tricolore, bleu, blanc, rouge.

L’hymne national est la  « Marseillaise ».

La devise de la République est « Liberté, Égalité, Fraternité ».

Son principe est : gouvernement du peuple, par le peuple et pour le peuple.

Immagino solo la difficoltà a far scrivere una cosa del genere, oggi, ai nostri coloriti rappresentanti politici. Già sulla lingua ufficiale avremmo problemi.

E anche l’inno di Mameli (bello, brutto ? Non so e non importa) in questi giorni di discussione avrà il suo bel filo da torcere…

La-partenza-del-garibaldino

brucia Troia(*)

Il suicidio assistito del genere umano passa, in questi giorni, per i fuochi appiccati ai boschi. E’ bello il fuoco, affascina il suo potere distruttivo. Vedere le pinete trasformarsi in colonne di fumo, la gente in vacanza fuggire, il lavoro paziente di anni distrutto in poche ore. E’ bello sentire la voce delle sirene: mezzi di soccorso, voci di politici. Li senti e li vedi, questi ultimi, con i loro occhi smarriti e capisci che non hanno neanche idea di cosa sia e come funzioni la macchina della protezione civile. Capisci che non capiscono.  Loro non sono lì per dirigere, amministrare. Sono lì per rilasciare dichiarazioni. Che saranno spernacchiate o osannate. Brucia Troia.

L’orrore l’orrore l’orrore

Barbari della Colchide
I vapori s’alzano nell’ombra

per sbaglio

Per gli anni tuoi abbracciati nell’assedio
Per i giardini tuoi favi di miele
I denti mordano la terra nera
Noi gusteremo il giorno
Un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia

* Troia o Ilio (in greco antico: Τροία o ἼλιονĪlĭŏn– o ΊλιοςĪlĭŏs– e in latino Trōia o Īlium), è sia un antico sito storico dell’Asia Minore, posto all’entrata dell’Ellesponto (Stretto dei Dardanelli), nell’odierna Turchia, attualmente chiamata Truva e popolata da un centinaio di abitanti, sia una città mitica dei testi classici greci.

vuoti di parole

Ma tu ci pensi quante parole vengono composte, rilasciate e sprecate ogni giorno? Un fiume in piena.  Sembrano non avere mai fine. E tutta questa smania di comunicare, di dire. Che si va a perdere. Poichè c’è molto da dire, ma di importante poco.

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Per adesso va così