Archivi del mese: ottobre 2014

sangue

Dissonanze, bugs, rumore di fondo. Mi muovo in una realtà ostile, agisco male e in modo avventato. Rischio di passare per un violento e sono solo esasperato. Mi sento arido, spento.

La visione del film “Drive” alle 3 di notte non aiuta.

fight club

soapE’ una settimana difficile …

parola di Kurt

“Le comunità virtuali non costruiscono nulla. Non ti resta niente in mano. Gli uomini sono animali fatti per danzare. Quant’è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti.”

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stay connected

La cosa che più mi piace della vita sono gli “inciampi”. Gli inciampi sono quelle situazioni, spesso insolite, che ti fanno partire da un punto e ti fanno arrivare da un’altra parte, lontana mille miglia. Una sorta di salto quantico determinato da casualità (mi perdonino i fisici). Mi spiego con un esempio. Punto di partenza: pochi giorni orsono l’inquilina della casa in affitto dei miei genitori è tornata nella sua patria di origine, l’Australia. Liberando l’appartamento ha lasciato alcuni suoi libri (che in Australia, evidentemente non servono). I miei sono andati a vedere se la casa era in ordine ed hanno recuperato i suddetti libri. Sabato sono venuti a trovarmi (i miei genitori, ma anche i libri) e, per caso, ho dato un’occhiata alla busta dove erano stati raccolti (i libri, non i miei genitori). Ho messo subito le zampe su “Alta fedeltà” di Nick Hornby (che ho cominciato a leggere senza indugio). Ma il punto d’arrivo è che, tra le pagine del libro, era rimasto impigliato un bigliettino da visita che recita così: “The Chablis inn – Napa valley 3360 Solano Avenue – Napa CA”. Ecco l’inciampo è in questa sequenza di eventi; è capire come mai quel bigliettino è finito lì, dove si trova il Chablis inn, come è cambiata la Napa Valley dall’ultima volta che ci sono stato e quanto è grande Nick Hornby.

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un pezzo di grande giornalismo (che è quel che ci meritiamo)

antonio fraschillaL’avete letto d’un fiato, nevvero? E’ solo un estratto del resoconto della performance di Grillo  a Palermo, in questi giorni. Lo ha scritto nietepopòdimeno che Antonio Fraschilla, una delle firme più significative del giornale La Repubblica, redazione di Palermo. Rileggetelo più volte e soprattutto, soffermatevi sull’ultima frase. Poi leggete il virgolettato subito precedente e chiedetevi cosa c’entri il referendum per uscire dall’euro con il “mistero della sua omosessualità”.

 

vivere preoccupati

Tutti abbiamo il potenziale di raggiungere la “Buddità”, ma non ci riusciremo mai. Il mondo lo fa apposta a gettarci addosso motivi di preoccupazione: malattie, pandemie, carestie, guerre e terrorismo, crisi economiche ed, in ultima analisi, lotta per la sopravvivenza. Da quando nasciamo (la prima cosa che fanno, in Italia, è di assegnarti il codice fiscale: ovvero come predestinarti alle rotture di coglioni da subito) al giorno della nostra morte (si spera il più tardi possibile, ma esistono diecimila modi per finire presto quando invece vorresti rimanere un altro pochino, per favore) è un continuum spazio-temporale di spiacevoli eventi.

Forse ho trovato il rimedio: qui sotto (da me medesimo fotografato al Macro di Roma).

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il giovane favoloso

Andare a vedere un film, a volte, è solo una scusa. Una scusa per riaprire cassetti  e svoltolare carte dimenticate. In questo caso si tratta di Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi. Assai ben interpretato da Elio Germano (e non era facile). E qui non si può che tornare ai tempi del liceo, ai banchi di scuola, alle ore di lezione trascorse in compagnia dei classici della letteratura. Leopardi invecchia bene? Il mio libro dei “Canti”, a cura di Achille Tartaro, finito di stampare nel gennaio 1984, dice di no. E’ già tutto pieno di macchie gialle sulla carta ed alcune pagine si sono incollate. Era quasi intonso, a parte alcuni miei appunti segnati a matita con calligrafia microscopica (l’illeggibilità è una mia costante) ed un paio di disegnini, che rivelano un certo talento, ispirati al Canova.  L’ho conservato, quel libro, perchè non si sa mai… A me sembra ieri ed, invece, ci sta una vita di mezzo. Leopardi è utile, oggi? Vi rivolgereste alla vicina in metro, magari caruccia, esordendo con un: “Ad atti egregi è sprone amor chi ben l’estima, e d’alto effetto maestra è la beltà”? Riuscireste a coinvolgere un adolescente, iphone munito,  in una conversazione del tipo: “E già nel primo giovanil tumulto di contenti, d’angosce e di desio, morte chiamai più volte e lungamente  …” Chi la parla più la lingua di Leopardi? Chi mai si soffermerebbe su quelle tribolazioni? Non siamo forse presi da ben altro? A qualcuno sovvien l’eterno e le morte stagioni? (magari nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo…)

Eppure, se solo gli si dedica un pò di tempo, con concentrazione, Leopardi rivela una maestria meravigliosa e straniante. Ci vuole un pò di pazienza, bisogna scrollarsi di dosso la sua angoscia e la sua malinconia, ma certe sensazioni, universali, sorgono vivide (e in alcuni passaggi del film di Martone è stato reso davvero bene il flusso di pensiero del poeta).

Un passaggio che mi piace assai è tratto da “La ginestra o il fiore del deserto”: “Dipinte in queste rive /son dell’umana gente/ le magnifiche sorti e progressive” (perchè dentro ci sta tutto l’amaro fallimento di chi si crede di essere e invece non è). A proposito: chi la sa recitare a memoria una poesia di Leopardi?

silvia rev