Archivi del mese: novembre 2013

naturale repulsione

E’ più forte di me: clementine e mandarini non mi sono congeniali.

anniversari

E son due anni e un giorno che sto su wordpress (anche se bloggo ormai dal lontano agosto 2004). Quante cose in mezzo, sopra e sotto…

Molti hanno mollato (anche quelli più tosti che non avresti detto mai), ma a me piace troppo scrivere.

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Immagine

gesti quotidiani

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triti e ritriti

Ogni Governo che si presenta (sia esso di centro, sinistra, destra, orizzontale o verticale) propone la “riforma della Scuola”. Che viene sempre rinviata al mittente dagli studenti che scendono in piazza, okkupano e fanno casino.

Proporrei un cambio di strategia: la riforma la fanno gli studenti ed il Governo scende in piazza a protestare ed okkupa.

Così, tanto per provare ….

oh, ciwati !

Se devo giudicare i candidati alla segreteria del PD solo ed esclusivamente dalle facce, la mia simpatia va a Ciwati. Che c’ha pure un blogghino grazioso e ben fatto ove scrive anche delle cose sensate. Vincerà Renzi.

Jeune & Jolie

Marine-Vacth_main_image_objectUn film che racconta molto, non spiega, non giudica, piuttosto rappresenta. Vale mille articoli, post e chiacchiere da bar sulla prostituzione femminile. Ma anche sull’adolescenza, le sue chiusure, i  sogni rapidamente stropicciati e buttati via.

L’ennesima prova di grande cinema. Francese. A noi italiani ci tocca, purtroppo, Zalone…

un pacifico pacifismo

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Se si dovesse ragionar per schemi, la storia dell’umanità oscilla tra due grandi poli: trombare e fare la guerra. Tralasciando la prima attività, indispensabile per la perpetuazione della specie, la seconda è quella che ci è riuscita meglio. Soprattutto perchè la guerra ha al proprio interno il nocciolo del progresso. Ci si ingegna a costruire armi sempre più efficaci e micidiali e di pari passo la società progredisce. Chi ha gli eserciti migliori, più efficienti e performanti ha la possibilità di affermare il proprio modello culturale ed è in grado di cambiare la prospettiva storica. Lo è stato per gli antichi romani, lo è oggi con gli USA.

Ora, in questo nostro Paese, avendo alle spalle due conflitti mondiali piuttosto pesanti (di cui uno sbagliato in termini di alleati e foriero di una guerra civile) si è perso un pò il desiderio di fare la guerra. E sarebbe anche giusto. Più che condivisibile. Ma per me resta un alibi un pò ipocrita. Un chiamarsi fuori alla John Lennon (Revolution). Queste persone belle, tutte le volte che si profila all’orizzonte una minaccia, una tensione, una strage snocciolano la Costituzione tirano fuori la tiritera che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (articolo 11) che ci può star pure bene. Sono parole bellissime che, rimanendo con i paragoni, “Imagine” è una poesiola. Però se gli altri hanno voglia di fare la guerra ed hanno ordinamenti e costituzioni diverse dalle nostre, gliela devi lasciar fare. E quelli vengono a bussare alla tua porta, in modo poco educato. Uno vorrebbe fare il superiore, il distaccato, il pacifista che vuol solo trombare e ci si dimentica del secondo polo. Ripudi la guerra, ma sei un perdente. C’è scritto nella tua storia. I pacifisti demagoghi (un pò alla Vauro, per intendersi, che sblatera di F35 e va vestito in giro che sembra il generale Giap, che tanto pacifista non era), però, dimenticano che la Costituzione di articoli ne ha ben 139 e nelle piegoline, all’articolo 87, là ove si parla dei compiti assegnati al Presidente della Repubblica si legge:”Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere“. Dunque l’Italia “ripudia la guerra”, ma non ha rinunciato ad avere un proprio esercito, nè ha rinunciato alla possibilità di dichiarare la guerra. Altrimenti i costituenti, che erano brave ed intelligenti persone, certe cose non le avrebbero scritte (pur venendo dai tristi giorni della seconda guerra mondiale).

Ora datosi che l’unità nazionale ce la siamo conquistati con il sangue, nel bene e nel male, e che mantenere la pace ha comunque un costo (anche ai confini dell’impero) un tantinello di riconoscenza nei confronti dei nostri morti che hanno indossato una divisa, credo sia dovuta. (Nasiriyya – 12 novembre 2003)