Archivi categoria: futilismo

a tutte le divinità, passate, presenti e future

Ormai al Natale (santo) mancano pochi giorni. Me ne sono andato in giro per la città questa domenica, per capire se ci fosse un pò dell’antico spirito (quello ben descritto da Dickens, se vogliamo): infantile, giocoso, di attesa, di meraviglia.

Purtroppo … non l’ho trovato. Ho visto orpelli e articoli vari. Ma sui volti della gente c’era altro.

Ho salutato “spelacchio” a piazza Venezia (defunto pure lui in queste ore, anche se era già morto fin dalla partenza) e poi sono passato vicino al Pantheon. Che, come perfino i bambini sanno, è dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future.

Io aspetto quelle future.

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The breakfast club

Hey, hey, hey, hey
Ooh woh !!!!

Ma quanto è bello un film che comincia così con i Simple Minds “della prima ora” che cantano e picchiano sulla batteria. E già nel testo della canzone c’è il manifesto:

Won’t you come see about me?

Che poi era il 1985 e io sono rimasto fermo lì, per sempre. I miei pargoli hanno apprezzato la storia di questi adolescenti, prigionieri un sabato in un college americano, a urlarsi contro cose spiacevoli, ma in fondo a scavarsi l’anima e a scoprirsi vivi e giovani.

Sono passati 32 anni da quell’esordio: gli attori protagonisti sono invecchiati male (tutti invecchiamo male); le generazioni si sono succedute, illuse di essere qualcosa di diverso. Cose nuove, cose sempre uguali.

Il “breakfast club” è ancora lì,  immutato nella sua claustrofobica pazzia. Love it.

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All I want for Xmas is a Reichskriegsflagge

bandiera marina tedesca

non faccio politica, giudico dalle apparenze

Matteo Orfini è la versione 3.0 (peraltro peggio vestita) di Massimo D’Alema.

Ogni stagione ha il suo antipaticone.

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those who make things happen

Oggi, a Piazza delle cinque giornate in Roma, è caduto un albero (per l’esattezza un pino domestico). Ha distrutto un taxi che passava di lì (o di là) ed altre due macchine. Le foto sono impressionanti. Ma soprattutto è impressionante che, in questi giorni, io sia passato proprio sotto l’albero in questione. Senza troppo preoccuparmi. Gli stavo simpatico, all’albero? Oppure il tassista (sopravvissuto) stava antipatico al pino?

Chi decide?

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(immagine di Giacomo Agnetti, un genio)

spietate speranze

Ho perso tempo

a capire il mondo

e il mondo

per capire il tempo,

e ogni sua umana

distorsione.

(Gianluca Pavia – spietate speranze)

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piccoli teppisti crescono (indisturbati)

Ieri pomeriggio, complice il bel tempo (settembre-quasi-ottobre è sempre una gran cosa), siamo andati a fare una passeggiata al museo MAXXI in Roma. Che è quella enorme navicella spaziale in cemento che, dal 2010, delizia gli occhi (ma anche altri sensi) degli abitanti del Flaminio e non solo. La corte interna del museo è un vero spettacolo: quinte straodinarie, passaggi, opere d’arte, il tutto amalgamato e fluido. In altri termini un luogo bello.

Il luogo bello ieri era invaso da famiglie e bambini che scorrazzavano su pattini, skateboard, biciclette ed altri strumenti rotabili. Ed era una vera meraviglia vedere tutta quella gioia infantile  dispiegata nell’avventurarsi tra archi e percorsi, scivolare sul cemento, arrampicarsi su segni grafici trasformati in realtà. La dimostrazione che l’intuizione creativa dell’architetto ha trovato, in fondo, fruitori felici per nulla intimiditi dall’arte.

La nota dissonante era rappresentata da una coppia di marmocchi sui 9/10 anni che passavano il tempo a tirare sassi bianchi (breccole), tratti dalle aiuole progettate dalla Hadid, contro l’edificio ed un’uscita di sicurezza in acciaio. Due bambini normali, ben vestiti, magari pure di buona famiglia. Due iconoclasti rompicoglioni , indifferenti a ciò che li circondava, già matematicamente proiettati verso un destino di infamia e teppismo.

Ovviamente dei loro genitori nessuna traccia ….