Archivi categoria: futilismo

those who make things happen

Oggi, a Piazza delle cinque giornate in Roma, è caduto un albero (per l’esattezza un pino domestico). Ha distrutto un taxi che passava di lì (o di là) ed altre due macchine. Le foto sono impressionanti. Ma soprattutto è impressionante che, in questi giorni, io sia passato proprio sotto l’albero in questione. Senza troppo preoccuparmi. Gli stavo simpatico, all’albero? Oppure il tassista (sopravvissuto) stava antipatico al pino?

Chi decide?

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(immagine di Giacomo Agnetti, un genio)

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spietate speranze

Ho perso tempo

a capire il mondo

e il mondo

per capire il tempo,

e ogni sua umana

distorsione.

(Gianluca Pavia – spietate speranze)

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piccoli teppisti crescono (indisturbati)

Ieri pomeriggio, complice il bel tempo (settembre-quasi-ottobre è sempre una gran cosa), siamo andati a fare una passeggiata al museo MAXXI in Roma. Che è quella enorme navicella spaziale in cemento che, dal 2010, delizia gli occhi (ma anche altri sensi) degli abitanti del Flaminio e non solo. La corte interna del museo è un vero spettacolo: quinte straodinarie, passaggi, opere d’arte, il tutto amalgamato e fluido. In altri termini un luogo bello.

Il luogo bello ieri era invaso da famiglie e bambini che scorrazzavano su pattini, skateboard, biciclette ed altri strumenti rotabili. Ed era una vera meraviglia vedere tutta quella gioia infantile  dispiegata nell’avventurarsi tra archi e percorsi, scivolare sul cemento, arrampicarsi su segni grafici trasformati in realtà. La dimostrazione che l’intuizione creativa dell’architetto ha trovato, in fondo, fruitori felici per nulla intimiditi dall’arte.

La nota dissonante era rappresentata da una coppia di marmocchi sui 9/10 anni che passavano il tempo a tirare sassi bianchi (breccole), tratti dalle aiuole progettate dalla Hadid, contro l’edificio ed un’uscita di sicurezza in acciaio. Due bambini normali, ben vestiti, magari pure di buona famiglia. Due iconoclasti rompicoglioni , indifferenti a ciò che li circondava, già matematicamente proiettati verso un destino di infamia e teppismo.

Ovviamente dei loro genitori nessuna traccia ….

Current mood

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sto bene qui, senza sprecar parole o tempo.

l’Italia che non c’è

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Mi piacciono queste cose un pò fighette, un pò concettuali, quasi artistiche, ma pure no.

Caro Renzo Piano, io nell’Italia che non c’è avrei voluto mettere un sacco di roba, ma lo spazio è talmente risicato che rischiavo di pasticciare tutto. Che già solo di opere d’arte, borghi belli, personaggi storici, alberi e montagne, piatti tipici ed accenti altro che un grande lago salato !

Per cui l’Italia la lascio tratteggiata (anche se non capisco perchè un pezzetto del nord è disegnato) e vuota. Così tutti impareranno a sentirne la mancanza …

brucia Troia(*)

Il suicidio assistito del genere umano passa, in questi giorni, per i fuochi appiccati ai boschi. E’ bello il fuoco, affascina il suo potere distruttivo. Vedere le pinete trasformarsi in colonne di fumo, la gente in vacanza fuggire, il lavoro paziente di anni distrutto in poche ore. E’ bello sentire la voce delle sirene: mezzi di soccorso, voci di politici. Li senti e li vedi, questi ultimi, con i loro occhi smarriti e capisci che non hanno neanche idea di cosa sia e come funzioni la macchina della protezione civile. Capisci che non capiscono.  Loro non sono lì per dirigere, amministrare. Sono lì per rilasciare dichiarazioni. Che saranno spernacchiate o osannate. Brucia Troia.

L’orrore l’orrore l’orrore

Barbari della Colchide
I vapori s’alzano nell’ombra

per sbaglio

Per gli anni tuoi abbracciati nell’assedio
Per i giardini tuoi favi di miele
I denti mordano la terra nera
Noi gusteremo il giorno
Un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia

* Troia o Ilio (in greco antico: Τροία o ἼλιονĪlĭŏn– o ΊλιοςĪlĭŏs– e in latino Trōia o Īlium), è sia un antico sito storico dell’Asia Minore, posto all’entrata dell’Ellesponto (Stretto dei Dardanelli), nell’odierna Turchia, attualmente chiamata Truva e popolata da un centinaio di abitanti, sia una città mitica dei testi classici greci.

vuoti di parole

Ma tu ci pensi quante parole vengono composte, rilasciate e sprecate ogni giorno? Un fiume in piena.  Sembrano non avere mai fine. E tutta questa smania di comunicare, di dire. Che si va a perdere. Poichè c’è molto da dire, ma di importante poco.

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