Archivi del mese: gennaio 2016

steeeeeve (stìv)

Ieri, io e l’amore mio (con formula ormai collaudata), siamo andati a vedere il film “Steve Jobs” al cinema di Adriano di Roma, in una proiezione riservata (perchè siamo belli ed unici).  L’amore mio sfoggiava un mono orecchino composto da moneta romana e cinque file di perline (molto esclusivo). Io ero vestito di scuro cashemire, ma senza maglioncino a collo alto nero di ordinanza. Anni fa, quando Steve era ancora in vita, mi faceva specie che un uomo così preciso, foolish e ricco, riuscisse a vestire veramente male. In effetti, nel film la sciatteria e gli accostamenti orribili sono ampiamente confermati. Ma penso fosse  una necessità al fine di far si che lo spettatore capisca che si tratti proprio di Steve Jobs (Fassbender a Steve non assomiglia neanche un pò). Tornando al film: la storia è bella. Con la giusta tensione. E’ un film dialogoso. E’ una sorta di rappresentazione teatrale (perchè la vita è un teatro). Stìv non ci fa una bella figura dal punto di vista dei rapporti umani, ma che non fosse esattamente un simpaticone lo si sapeva già. La cosa che, in parte, mi ha colpito di più è la netta sensazione che, per una larga parte della sua vita, Jobs abbia provato a vendere oggetti inutili ad un prezzo stratosferico (vedi il progetto NEXT e lo stesso iMac prima versione). Altri sarebbero finiti prima. Invece. Zac, il colpo di scena.

com’è difficile fare “coming out”

venere musei capitolini

In queste ore si succedono notizie drammatiche: la giovane figlia del marò la Torre che fa coming out, ma poi ci ripensa (anche se poi la notizia rimane lì a galleggiare sui social per ore, rilanciata, ripresa, digerita ed espulsa);  la censura del corpo femminile (sia pure di copia romana di statua greca) durante la visita del Presidente iraniano a Roma. E poi la rivolta contro il pirellone e le polemiche sugli sconti Italo per il “family day” (va dove ti porta il business, ma non rompere le palle alle lobby  varie ed eventuali) ed il profluvio di articoli, commenti e addirittura “studi” su quanto sia perfetta e migliore la famiglia omogenitoriale rispetto a quella etero (che mio Dio, se solo provi a pensare a come è stato realizzato il processo creativo neanche ce lo dovremmo porre il problema). Son tutti pezzi di una società in caduta libera (finita, morta e sepolta).

Procediamo in disordine. Giulia Latorre ha ventidue anni, è graziosa e decisamente inesperta in materia di comunicazione. Soprattutto in considerazione della situazione molto delicata per la sua famiglia. C’è in atto da mesi una crisi politica internazionale tra Italia ed India (mica pizza & fichi). Quindi, prima di fare una qualsiasi esternazione in un mondo social che ti divora in un centesimo di secondo, Giulia, perchè non c’hai pensato su un pò? Due minuti di notorietà non valgono le cattiverie che ho letto a commento del tuo pensiero (libero, sentito, ma purtroppo interpretabile a seconda del partito dei favorevoli o contrari: militaristi, pacifisti, pro omicidio, pro patria, pro pace, pro pescatori, pro questo, pro quello, pro, pro, pro). Anche perchè metterci una pezza dopo è sempre un casino.

Il corpo delle donne. Che ne vogliamo fare? No, perchè in forza dell’ormai datato (ma sempre attuale) slogan femminista “Io sono mia” una schiera piuttosto agguerrita di femmine con un’età variabile tra i  15 e i 100 anni ha occupato significativi spazi. E ad imporre, almeno in questa parte di universo, una certa idea di bellezza che esiste ed è fisicamente piuttosto  “ingombrante”. Non è roba da maschi (anche se potrebbe sembrare tale). Ma è proprio la donna che si compiace, che ama il proprio corpo, che lo cura scolpisce, alimenta, arricchisce e, quando le va, … mostra. In altri termini le varie Ana Cheri, Phoenix Marie, Francesca Aiello, Tianna G, Erica Bear, Belen, Selvaggia Lucarelli ecc. (star super seguite sui vari social)  non sono necessariamente “porno star” o “zoccole” (alcune di loro lo sono in effetti, per scelta; ma non è forse anche questa emancipazione?). Anche se usano il loro corpo per vendere integratori, lezioni di fitness, articoli di giornale  (o sesso a pagamento) hanno pure un cervello e una vita privata (fatta di cagnolini, gattini, colazioni ecc.). Si mostrano al mondo intero.  Ne sono fiere. E non temono giudizi. Liberiamo questo corpo, prendiamone consapevolezza. E WTF!! Dunque, che senso ha inscatolare una pudica statua di Venere (che si copre ventre e seno) per compiacere un capo di Stato (che indossa un copricapo bizzarro) realizzata alcuni secoli orsono prima della venuta di Cristo e Maometto? All’epoca non c’era Instagram e in qualche modo l’artista voleva rappresentare un concetto di bellezza femminile. Un archetipo si direbbe. Capace di sfidare il tempo (operazione riuscita perfettamente) e scevro da qualsiasi considerazione di ordine morale. Il corpo della donna: fisico, potente, seduttivo, procreativo (aggiungerei così in sovrappiù).

E veniamo al tema della “famigghia”. Su cui esprimerò un concetto semplice e lapidario: “avete rotto il cazzo”. La famiglia  è una cosa seria, complessa, delicata, insostituibile. Non è un simulacro, non è un divertimento, non è una passeggiata, non è un surrogato. Non è nè bella, nè brutta. Ha alla base un meccanismo (il concepimento), strutturato in maniera molto semplice.  Non mi interessa sapere se due omogenitori siano meglio di due etero genitori. Mi interessa capire cosa serva a far crescere dei figli  in maniera sana ed equilibrata ( e vi giuro è davvero complicato e bellissimo). La componente maschile e femminile sono indispensabili. Non ci sono studi del piffero Non servono banche del seme o degli ovuli, uteri in affitto, vendite di minori e commerci vari. Serve umanità. Il resto sono tacchi a spillo, trucco e paillettes (ovvero un’altra cosa).

Io sono classico, come la Venere dei Musei capitolini. E non tollero le scatole.

 

 

Minaccia seria

And I find it kinda funny
I find it kinda sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very, very mad world … world

David

Il livello di popolarità di una star si misura (anche) dal numero di foto che la stessa, nel corso degli anni, ha lasciato dietro di sè. Nel caso di David Bowie è possibile affermare, senza ombra di smentita, che si è fatto fotografare praticamente con tutti (colleghi e non):  dai Beatles fino ai Foo Fighters,  passando per Lenny Kravitz, Noel Gallagher e Blondie (solo per citarne alcuni). In queste ore tutti hanno tirato fuori dai cassetti i loro ricordi e robe del tipo “quanto è stato importante Bowie per la mia crescita personale”. Che è un pò un tentativo di brillare di luce riflessa, visto che la stella vera, per cause naturali, ha smesso di esistere. Praticamente la differenza tra noi comuni mortali e il mondo extracorporeo dell’unico “divo” della scena musicale mai apparso su questo pianeta.