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l’Italia che non c’è

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Mi piacciono queste cose un pò fighette, un pò concettuali, quasi artistiche, ma pure no.

Caro Renzo Piano, io nell’Italia che non c’è avrei voluto mettere un sacco di roba, ma lo spazio è talmente risicato che rischiavo di pasticciare tutto. Che già solo di opere d’arte, borghi belli, personaggi storici, alberi e montagne, piatti tipici ed accenti altro che un grande lago salato !

Per cui l’Italia la lascio tratteggiata (anche se non capisco perchè un pezzetto del nord è disegnato) e vuota. Così tutti impareranno a sentirne la mancanza …

Roger Waters non avrai il tuo disco !

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(un post concettuale a rischio plagio)

vuoti di parole

Ma tu ci pensi quante parole vengono composte, rilasciate e sprecate ogni giorno? Un fiume in piena.  Sembrano non avere mai fine. E tutta questa smania di comunicare, di dire. Che si va a perdere. Poichè c’è molto da dire, ma di importante poco.

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Per adesso va così 

sponsor ridicoli ed orribili

Sono alcuni giorni che mi ronza in testa un concetto: “l’orribilità” del presente.

Che potrebbe essere anche declinato in “orrorificenza” (mix tra orrore e munificenza).

In termini assoluti, ogni giorno ci viene declinato un catalogo di  malefatte di altissimo livello. Porcherie incredibili, quasi sempre mortali. Ma questo orrore  quotidiano (fatto di terrore, aggressioni, soprusi, balordaggini, violenze, volgarità, ladrocini), invece, di farci fermare, di dire: “ehi, ma che cavolo succede? Cambiamo, diamoci una regolata!” è inserito in un flusso continuo inarrestabile di altre futili porcherie.

Per cui si passa tranquillamente da un cosa al suo esatto contrario. Una continua oscillazione. Esempi?

Oscilliamo dalle persone massacrate a colpi di mitra, bomba, coltello e martello, alla finale di calcio e successivamente  ai feriti della finale di calcio; dai rifiuti per le strade che vediamo, fotografiamo e produciamo al finto impegno in favore dell’ambiente (per esempio ci piacciono molto le bottiglie di acqua minerale che compriamo al supermercato già imballate con arsenico. E la plastica, dove finisce la plastica?); dal concerto di Manchester in ricordo delle vittime del terrorismo al fatto che lo stesso concerto serve al lancio del disco di uno degli ex Oasis; dalla pedopornografia (per cui non puoi postare la foto di tuo figlio mentre ride ed è felice se no l’uomo nero te lo porta via), alla gattara sfrattata (accumulatrice seriale) e  al cane abbandonato; dal terremoto al concerto per il terremoto (che fa figo); dall’infame Riina (santo subito!) alla macchina distrutta della scorta di Falcone fatta girare per l’Italia; da “Kobane calling” (su cui ci sarebbe da scrivere una nota  a margine che manco Foster Wallace  … una roba tipo vado a portare ai guerriglieri curdi il mio “aiuto” per scrivere una striscia a fumetti io che vivo a Talenti e mi sono innamorato del fatto che il PKK è forse l’ultimo esempio di comunismo combattente rimasto sulla faccia della terra), allo yacht di Al Khasshoggi ed al conseguente “tromba Lory Del Santo”; dal capo scout gay che si sposa e viene invitato a rinunciare al suo ruolo  al programma del gay village per famigliole con passeggino e liquorizie … Senza passare dal via.

E’ come se non esistessero più priorità, che non ci fosse una scala di importanza. (Ehi, ferma un attimo … !)

Non esistono più filtri. La nostra debole, inesistente attenzione viene distolta. Continuamente. E’ una bulimia irrefrenabile.

Quindi, mettimoci un bel carico da dodici. Denunciamolo a tuttttttto il mondo: è ridicolo che lo sponsor NIKE scelga una cazzo di foto di Ronaldo piccino

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per magnificare una vittoria del cazzo (una coppa di metallo di orribile fattura alzata da calciatori dal discutibile taglio di capelli e dagli infami stipendi quando c’è la fame nel mondo) per scoprire che, all’epoca, R7 vestiva ADIDAS (e sembrava un bimbo senza nessun futuro in una favela. Adesso è solo una fighetta insopportabile. He knew!) sponsor della squadra sconfitta in finale.

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‘Fanculo, yeah, yeah, yeah! (Grazie “Bored Panda”, fonte inesauribile di spigolature, dissonanze e ironia).

tutto quello che vuoi (e forse anche un pò di più)

Ieri io e l’amore mio … Ovvero una recensione cinematografica come non se ne leggevano da tempo!

Ieri, io e l’amore mio, dopo secoli, siamo usciti e siamo andati al cinema. Di martedì. La nostra scelta è caduta sul film italiano “Tutto quello che vuoi” del regista (ma soprattutto sceneggiatore) Francesco Bruni.

Un film fresco. Nonostante si parli di vecchiaia, alzheimer e, alla fin fine, morte. Un film garbato, a tratti divertente, anche un pò commovente. Un bel modo di far dialogare giovani e vecchie generazioni su temi come la poesia, l’amore, la memoria, la felicità. Strepitoso Giuliano Montaldo nella parte dell’anziano poeta, ma anche i giovani ragazzetti sgangherati, che in qualche modo finiscono coinvolti nel trascorso ormai prossimo a svanire, sono avvenenti e centrati.

Insomma, un bel film. Lo consiglio.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,

t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:

così ti amo perché non so amare altrimenti…

1 giugno 1967

Non esserci stato, proprio in quel momento lì, perchè nella pancia della mamma.

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Ma contento di essere qui, adesso, a rivivere  quello che ha significato.