Archivi del mese: aprile 2016

faccioni (la saga ricomincia)

Mancano ormai poche settimane alle elezioni amministrative che daranno un nuovo sindaco ed una nuova giunta alla capitale d’Italia. Al momento la campagna elettorale è  loffia e vaga. Proviamo a far le pulci ai candidati che “van per la maggiore”, ovvero Giachetti Roberto, Raggi Virginia, Marchini Alfio, Meloni Giorgia e Bertolaso Guido, parlando di comunicazione e programmi elettorali. Le sorprese più interessanti le riserva il web. L’unico che pare avere le idee chiare sui contenuti ed ha realizzato un sito “election- oriented” è Alfio. Che vi spiega per filo e per segno chi è, cosa fa e qual’è il suo programma: 101 punti, scaricabili e ampiamente declinabili con messaggi semplici e chiari. Si capisce che dietro c’è una macchina da guerra (e io c’ho il comitato elettorale pure davanti all’ufficio con tanto di cuore rosso e pulsante). Diciamolo: Alfio è un figo.  E come si presenta agli elettori? Con questa faccia qua:

marchini sindaco

Egli sorride e guarda verso qualcuno o qualcosa: non sale in cattedra (non nasconde le rughe), ma è da questa parte dell’uditorio ad ascoltare. Furbissimo.

Da questo momento in poi cominciano le note dolenti. Virginia Raggi sul web è un’entità astratta. Compare in due punti del sito di Beppe Grillo: in uno c’è il suo CV (scritto di suo pugno, credo) e in un altro  ove si presenta come candidato sindaco e conia lo slogan #romaairomani. Qual è il Raggi-pensiero? “Politica non è un lavoro, non è una missione: è voglia di ripristinare legalità, normalità e, dove possibile, progresso sostenibile“. Progresso sostenibile? Ohibò …!! E poi in poche righe: “Non siamo solo una città, siamo storia. E qualcuno ha provato a cancellarci, speculando sulle nostre spalle. Ora è il momento di prenderci la nostra rivincita. Sarà un compito difficile e ne sono pienamente consapevole, ma non mi spaventa. A essere spaventati sono coloro che vogliono che resti tutto com’è. Perché non è vero che Roma non può tornare al pari di grandi metropoli europee come Berlino e Parigi, non è vero che la Capitale non può rinascere. Possiamo tornare ad essere città del mondo ed è il momento di riprenderci la nostra storia.” Cioè il programma, mi par di capire, è in buona sostanza di riprenderci la nostra storia (a partire da quando, esattamente?)

Ella si presenta agli elettori con questa faccia qua:

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Giovane, sorridente, aperta e spigliata. Blu elettrica (sostenibile?)

Le comiche di Roberto Giachetti sono di altro livello. Intanto il candidato si presenta come un fumetto, proprio così. Ed, in effetti, a guardalo Giachetti è un fumetto (ne farei una striscia quotidiana tipo Calvin & Hobbes). Qui la voglia di lavorare è pari a zero (lavorare meno, lavorare tutti): infatti, il candidato sindaco chiede agli elettori di creare loro lo slogan  per Giachetti sindaco. Che, insomma mi sembra poco carino. Cercate il programma sul blog di Giachetti? Non lo troverete. Troverete, in compenso, una serie infinita di partecipazioni a programmi TV, interviste e comparsate varie. Il punto “forte”   di Roberto è l’aver sbandierato chi lo sostiene (il PD, un paio di liste civiche, i radicali, i verdi, l’Italia dei valori e rimasugli vari)  ma anche qui programma zero, nada.

Ello si presenta così:

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Dove guarda? Verso il sol dell’avvenire? Dietro il gasometro (simbolo della sinistra radical chic  che ha smesso di guardare alla classe operaia da decenni)  davanti la curva Sud.

Veniamo alle pietose comiche finali del centro destra. Giorgia Meloni ha un sito dove l’ordine cronologico delle notizie è una pura opzione.  Anche lei chiede subito di impegnarsi, sostenere e rimboccarsi le maniche (sarai contattato!!). Apertura della campagna con vari filmatini, ma programmi? Nada de nada!!

Giorgia si presenta “fotoshoppata” così:

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Je damo subito de manganello “qui le regole si rispettano !” ( eccheccazzo!). Ma con il sorriso un pò tirato.

Infine, Bertolaso (salito agli onori per l’Accademia della Crusca ai tempi di “petaloso”). Un casino vivente. Non ha un sito. O meglio ha un vecchio blog su wordpress fermo ai tempi del 2011 e svariate pagine facebook (non si sa bene gestite da chi) ove compaiono massime, insegnamenti e citazioni di se medesimo (manco fosse Osho). Quindi, è difficile capire il programma dove sta. Però gli slogan sono cazzutissimi: IO CI SONO  oppure ROMA SEI TU.

Non so con che faccia si presenti, ma credo corredato con il maglioncino blu scuro e le braccia conserte. Fiero, rassicurante, deciso e molto …. Bertolaso.

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io sono

Io sono Giulio, io sono Charlie, io sono Stefano, io sono Carlo, io sono Federico, io sono Aylan, io sono Giuseppe, io sono Gabriele, io sono Luca, io sono Meredith …

A forza di essere qualcun altro non siamo più nessuno.

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i post trivellati

Il post referendum del 17 aprile è stata l’ennesima dimostrazione dell’immaturità democratica in cui versa il  nostro Paese. A cominciare dalla dichiarazione di guerra di Emiliano in diretta su La7 (quelli che non sanno ammettere di aver perso e pure male), proseguendo con la difesa di Mentana  (ad oltranza ed a prescindere) della categoria dei giornalisti anche se magari non hanno lavorato proprio bene (se avessero fatto informazione “corretta” ci sarebbe stato il trionfo del SI … o magari del NO) e finendo nell’ insulsaggine del “popolo pecorone che si lamenta ma che non va a votare” diffuso sulla rete. Ora sulla questione del quorum e sul suo significato qualsiasi trattato di diritto pubblico (anche il più infimo) spiega perchè è stato previsto e perchè è consentito scegliere di non andare a votare (che è la terza opzione sacrosanta e valida quanto l’astensione, il votare scheda bianca o scheda nulla – ricordo, fin da piccino, la fetta di salame messa nella scheda elettorale accompagnata dalla scritta: “ve siete magnati tutto, magnateve pure questo”).  Ora se su 50.675.406 elettori solo 15.806.788 hanno deciso di esercitare un loro diritto, e di questi 13.334.754 hanno espresso un SI, a parte tutti i distinguo, i peana, i ciaoni, gli hastalacvictoriasiempre, la dignità, la pecorosità ecc se un minimo minimo volessimo essere coerenti lunedi 18 aprile sulle strade mi sarebbe piaciuto incontrare 13.334.754 elettori-lavoratori in bicicletta. Un piccolo segno tangibile della volontà di abbandonare il fossile e di pensare ad una società migliore, più giusta e meno inquinante.

Oh, ma c’ero solo io (metaforicamente e non solo) in bicicletta: gli aerei hanno volato regolarmente, le navi hanno attraccato nei porti, il petrolio è stato pompato nei depositi e sversato nei fiumi, le merci hanno viaggiato via corriere o via treno, le macchine hanno intasato le città, i siti industriali hanno continuato a sfornare cose, tonnellate di rifiuti sono state prodotte ugualmente e sparse sul territorio ecc. ecc. .

Aggiungerei un nuovo aggettivo: cialtroni.

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(questa scheda è un evergreen e la dice lunga su referendum, democrazie e masse popolari)

la madre di un assassino

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Cosa c’è di più bello ed “ordinario” della foto di una mamma che guarda il proprio piccolo figlio? Ogni giorno ne vengono pubblicate a decine e decine sono le foto negli album di famiglia. Sono la nostra storia, i frammenti di vite. Se si potesse sapere prima quali saranno i nostri destini avremmo la stessa serenità a guardare questa foto?

A destra, Dylan Bennet Klebold (Lakewood, 11 settembre 1981 – Littleton, 20 aprile 1999) Columbine High school.

 

arrivò la primavera

Arrivò la primavera e forse non eravamo pronti. Non eravamo pronti a sorridere e ad essere felici stagliati contro il cielo azzurro. Ci sarebbe piaciuto continuare ad essere rabbiosi e cattivi. Ma la primavera disse che no, non era possibile.

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porsi delle domande

Sui social circola tanta monnezza. Ma proprio tanta. I più si accontentano di bufale,  slogan, frasette ad effetto e finto sdegno compulsivo (ogni giorno c’è una causa importante da difendere: il malato terminale, le vittime della brutalità, l’occupazione militare, gli stalkerati, gli scontenti a prescindere ecc.).  Non si sa come, i cattivi sono sempre gli altri. Quindi, quelli che commentano e ingiuriano e riversano tutto il loro odio su un obiettivo sempre nuovo e diverso (il governo, i rom, gli immigrati, i gay, gli etero, la chiesa, l’islam) sarebbero, non si sa come, esenti da qualsiasi tipo di colpa o delitto.  E non ci credo. Proprio no. Considerato che gli utenti italiani di facebook sono circa 25 milioni (ovvero la metà della popolazione italiana) il campione statistico mi sembra abbastanza rappresentativo.

Mi fa specie che dopo il delitto Regeni non siano iniziate a circolare mozioni del tipo: “boicottiamo l’Egitto”. Eppure il caso del giovane ricercatore avrebbe dovuto far montare di parecchio l’indignazione dell’italiota medio, prontissimo a spendersi per i vari marò, per le trivelle (c’entrano pure loro come si potrà capire a breve), per la Boldrini o la Kyenge. Oh, i motivi per indignarsi ci sarebbero eccome! E la necessità di boicottare l’Egitto ci starebbe tutta!!  Invece …   Son giorni che su FB piovono gattini, considerazioni varie su Higuain, articoli scellerati della Lucarelli o di Scanzi, cazzatine varie insomma.  In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 5 febbraio 2016, si parla dei rapporti economici tra Italia ed Egitto. C’è questo passaggio davvero interessante:

“Dopo le elezioni del maggio 2014, che hanno portato alla presidenza il generale Al Sisi, i rapporti con l’Italia si sono intensificati e le missioni governative sono state continue, con l’obiettivo di stringere nuovi accordi commerciali. L’Italia, secondo l’Ice, è il secondo mercato di sbocco in Europa dopo la Germania. La notizia dell’uccisione dello studente italiano Giulio Regeni è arrivata mentre al Cairo il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, era in missione con una delegazione di 60 aziende e i rappresentanti di Sace, Simest e Confindustria. «Un momento difficile», ricorda Marcello Sala, presidente del Business Council italo-egiziano e vicepresidente esecutivo del consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, che faceva parte della delegazione”.

Poi c’è anche questo passaggio:

“La scoperta dell’Eni nelle acque egiziane del maxi giacimento di gas Zohr, il più grande mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo, è forse il caso più emblematico di quella relazione storica forte tra l’Italia e l’Egitto — il Cane a sei zampe è entrato nel Paese nel 1954 —, che si traduce in una presenza consolidata delle nostre imprese. Sono oltre cento quelle che operano nel Paese in diversi settori, dagli idrocarburi al tessile, dalle costruzioni all’energia, passando dalla meccanica e dal settore bancario. E i big ci sono tutti: Pirelli, Saipem, Edison, Ansaldo Energia, Breda, Italcementi, Cementir, Danieli, Trevi, Tecnimont, Iveco, Technit, Carlo Gavazzi. L’interscambio commerciale, secondo i dati Istat, supera i 5 miliardi di euro ed è in aumento del 9,9% (2014 sul 2013), con un export in crescita ad oltre 2 miliardi”.

Quindi, sarebbe lecito farsi parecchie domande.

Boicottiamo l’ Egitto o boicottiamo noi stessi? Facciamo il referendum il 17 aprile e ce ne impipiamo delle possibili conseguenze ambientali delle trivelle nel mare egiziano? E’ lecito fare affari con un paese ove vengono praticate misure restrittive della libertà ed  è possibile  uccidere gente  scomoda, a piacimento, oppure in nome del progresso e dell’occupazione e del consumo si fa finta di nulla? Dichiariamo guerra anche all’Egitto dopo l’India? La diplomazia italiana fa un po’ schifo? I gattini su FB ci salveranno dall’apocalisse? Il figlio di Riina doveva andare in TV?

Scegliete voi quali. Io ho un vago sospetto: che il povero Regeni, al di là dell’ammuina diplomatica, per convenienze economiche, rimarrà un morto ammazzato senza un colpevole.

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disgregazioni

Complici il bel tempo ed i musei gratuiti, la scorsa domenica la famiglia si è spostata con gran diletto in quel di Tivoli, presso i resti romani di Villa Adriana. Dopo aver fatto un pic nic sull’erba e sotto gli ulivi nei pressi dei resti del teatro greco (da veri fagottari), abbiamo visitato il complesso residenziale di uno dei più amati imperatori romani (di origine spagnola). Così tra resti monumentali ed alberi di proporzioni considerevoli, ci siamo aggirati, insieme ad altre decine di persone, negli spazi ormai deserti  cercando di indovinare a cosa fossero serviti un tempo. I nostri piedi si trascinavano sul ghiaino ed eravamo tutti lì a consumare il nostro pezzo di storia, a scavare, calpestare, polverizzare la gloria dei secoli. Novelli cardinali Ippoliti d’Este  (smartphone dotati). Non meno perniciosi dei fanatici islamici.

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