Archivi del mese: novembre 2016

Bruci la città

Un’opera pubblica iniziata 13 anni fa e mai aperta al pubblico. Costato un milione e 600 mila euro l’Auditorium che si trova al confine del Parco del Pineto, sul lato della Pineta Sacchetti in direzione via Albergotti, è uno dei simboli della pessima gestione della cosa pubblica.

Nel 2003 l’allora presidente del Municipio, Fratta, fece fuoco e fiamme per ottenere i finanziamenti speciali messi a disposizione dalla Provincia per la costruzione di nuove iniziative culturali. Ma quei fondi non furono sufficienti e il cantiere dell’Auditorium si fermò. Alcuni anni dopo, il Campidoglio intervenne con altri 800 mila euro (la somma spesa finora ammonta appunto a 1milione e 600 mila) che permisero di portare a termine la struttura.

Nonostante questo l’Auditorium non fu mai inaugurato e non ha mai ospitato gli eventi culturali e musicali per i quali era stato concepito.” Città in rovina – L’auditorium di Via Alberghotti (articolo tratto da Diaro Romano del 4 aprile 2016)

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Battagliero

La barba di Fidel ormai è cenere. Il popolo cubano passa in silenzioso corteo. Giganteggia  la foto (in bianco e nero) del Líder Máximo guerrigliero.  Finalmente consegnato alla storia insieme al Che. T-shirt tra le t-shirt, icona del Novecento che tardava ad esaurirsi. Cosa è stato e cosa abbiamo immaginato (o sperato che fosse) è già storia (e come disse un mio amico: “tutti cubani ‘co e dittature de l’altri”). 

Io l’omaggio con una canzone dei CCCP (partiti anch’essi da un punto A e finiti in un punto B davvero singolare).

Quel che più mi mancherà

Durante la cerimonia di consegna delle “Medals of freedom” il Presidente Obama è stato ancora una volta ironico, affascinante, preciso, autorevole, simpatico.

Siamo agli sgoccioli, purtroppo. Il suo stile mi mancherà. Parecchio.

Senza capo nè coda

L’Europa moderna, democratica e pluralista deve molto (forse tutto) alla Rivoluzione francese. Per far trionfare “libertà, uguaglianza e fratellanza” si son tagliate molte teste, il che potrebbe apparire un controsenso, ma non sempre il vecchio se ne vuole andare via con le sue gambe e allora bisogna aiutarlo.

La costituzione francese è buona ? E’ più bella di quella italiana? E’ scritta meglio? I principi sono più fichi di quelli italiani? Lungi da me l’intento di fare una lezione di diritto comparato. Per adesso mi accontento del preambolo (edizione del 1958), da cui si capiscono molte cose:

“Il popolo francese proclama solennemente la sua fedeltà ai diritti dell’uomo ed ai principi della sovranità nazionale così come sono stati definiti dalla dichiarazione del 1789, confermata ed integrata dal preambolo della Costituzione del 1946.

Sulla base di tali principi e di quello della libera determinazione dei popoli, la Repubblica offre ai territori d’oltremare, che manifestano la volontà di aderirvi, nuove istituzioni fondate sull’ideale comune di libertà, di eguaglianza e di fraternità, e concepite in vista della loro evoluzione democratica.

Art. 1. -La Repubblica e i popoli dei territori d’oltremare che, per un atto di libera determinazione, approvano la presente Costituzione formano una Comunità. La Comunità è fondata sull’eguaglianza e la solidarietà dei popoli che la compongono.”

La Costituzione francese è una costituzione fatta da un popolo di colonialisti. Infatti, vi si parla di “territori e popoli d’oltremare”.  Cui benignamente la Francia, faro illuminante della storia, offre nuove istituzioni. L’Italia a questa cosa ha rinunciato. Con umiltà. I francesi, invece, tromboneggiano, si sono goduti la battaglia di Algeri e continuano a vendere armi ed a destabilizzare Africa e altre regioni del mondo.  In nome dei “principi” costituzionali.

“Art. 2. -La Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l’eguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione. Essa rispetta tutte le credenze.

L’emblema nazionale è la bandiera tricolore, bleu, bianca e rossa.

L’inno nazionale è la “Marsigliese”.

Il motto della Repubblica è “Libertà, Eguaglianza, Fraternità”

II suo principio è: governo del popolo, dal popolo e per il popolo.”

Questo è il lato cool. Sentite come suona bene? E’ un crescendo:  indivisibile, laica, democratica e sociale. Oh yeah!! Origine, razza o religione. So cooool! Bleu, bianca e rossa. So fucking great! Marsigliese!!! ( ‘azzz, a noi italiani ci manca: non abbiamo l’inno nazionale in Costituzione).  Libertà, Eguaglianza, Fraternità: Classic!! Del popolo, dal popolo e per il popolo. Orgasmiccccc !!!

Poi ci sarebbe tutto il resto, ma me lo risparmio. Come mi risparmio le “riforme” degli “uomini nuovi” italioti che chiaccherano, chiaccherano, chiaccherano, chiaccherano … senza capo nè coda.

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Sing street

Chissà perchè ci tenevo così tanto ad andare a vedere questo film… Forse perchè ambientato nel 1985, anno in cui mi aggiravo per le vie di Londra per una vacanza studio e vivevo uno dei periodi più belli della mia vita. Forse perchè la musica del 1985 era forte. Forse la musica era forte perchè ero adolescente. Insomma, il tempo crea distorsioni e la memoria fa brutti scherzi. E c’è sempre una bella differenza tra aver vissuto ed essersi fatti raccontare le cose.

Ah, il film mi è piaciuto. Molto-assai.

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Le cose che camminano al contrario

Lo smartellamento degli zebedei relativo al referendum costituzionale del 4 dicembre ormai volge al termine. Mancano pochi giorni ed è tutto un succedersi di sondaggi per cercare di far credere che ora vince il SI, ora vince il NO. Gli opinionisti provano ad opinionare. Ma cosa pensi davvero la gente comune (quella che alla fine poi ha votato Trump, per esempio) resta difficile da incasellare e snidare. Quando si entra in cabina c’è sempre quel secondo in cui guardi la scheda, trattieni il fiato, ti fai l’ esame di coscienza e poi metti la croce (e ti fai la croce). Quell’attimo eterno di cui ti pentirai per il resto dei tuoi giorni.Perchè la democrazia alla fine è così: dai fiducia a quello che ti raccontano o narrano e poi dopo, immancabilmente, ti accorgi che ti hanno preso per il culo. Serenamente.

Ad ogni modo, la cosa incredbile di questo referendum è che la Costituzione repubblicana, nata dal conflitto mondiale, dalla guerra civile e dalla lotta partigiana, scritta bene e da coloro che non volevano mai più una dittatura,  la stanno difendendo quelli di destra (inclusi i grillini che sono di destra a tutti gli effetti); mentre la vogliono smontare i tipi della presunta sinistra in nome di un disegno peracottaro che andrà di pari passo con la riforma elettorale peracottara. Ora, in Italia, non è ammissibile che, ad ogni piè sospinto, qualcuno si svegli per fare la rfiorma elettorale per cercare di cambiare le regole del gioco a proprio favore. La legge elettorale dovrebbe essere immutabile come le tavole di Mosè. Deve dare certezze, non creare confusione. E la Costituzione deve essere semplice chiara, comprensibile a tutti: belli, brutti, colti ed ignoranti.

Gli scenari internazionali, infine, sono attraversati dalla guerra delle sneakers dove Obama difende il libero mercato, la globalizzazione a favore della Nike (multinazionale che produce in mezzo mondo sfruttando la mano d’opera ed inquinando ove possibile), mentre Trump (almeno nelle intenzioni)  risolleverà le sorti della New Balance, fabbrica made in USA che dà impiego agli americani secondo le leggi americane ed è orgogliosamente legata al proprio paese. Quindi, anche un ulteriore esempio di cose che vanno al contrario e non sono per niente come ce le vogliono far apparire.

Io ho comprato le New Balance pochi mesi fa. E mica lo sapevo che mi sarei cacciato in un guaio più grosso di me solo per fare jogging.

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A casa di Mi(n)k(i)a

Mika è un cantante libanese dal ciuffo ribelle, lo sguardo dolce ed una voce discreta. Un tipo leggero, leggero (quasi evanescente), con la predilizione per le giacche eccentriche, i pantaloni D&G ed i duetti glamour.  Ieri, con sforzo creativo pari a zero, Rai 2 ha aperto la sua casa al pubblico televisivo. Ovvero, la versione aggiornata al 2016 dei programmi televisivi degli anni ’70 in bianco e nero con Alberto Lupo, Raffaella Carrà, Mina e Pippo Baudo. Infatti, ad un certo punto è venuto pure fuori il balletto stile Don Lurio e lì ho capito che non sono vecchio io. E’ il mondo (e un certo tipo di TV) che è vecchio anche quando si atteggia a gggiovane.